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Cara Boldrini, apra un centro vicino casa sua

Adoriamo la presidente Laura Boldrini. Compressa nel suo ruolo a fronte perennemente aggrottata. È una donna che tiene alla famiglia e provvede alla di essa sicurezza, attraverso scorte umane e altre sofisticate diavolerie. La adoriamo perché è certa di quel che dice e non si scolla da visioni un po' sostenute, degne di chi sa, in cuor suo, di aver fatto le scelte giuste. L’ultima volta che ha parlato di rifugiati e si è documentata sulla rivolta dei quartieri metropolitani di Roma, stanchi di fare una vita di niente, ha dato la colpa alla politica assente. Ha anche detto che chi paga le spese della dorata latitanza sono i più deboli, gli immigrati e le periferie. Una riflessione che a nessun altro sarebbe venuta in mente dai tempi di Aristotele. Noi che in periferia ci andiamo apposta e di continuo per vedere i salati scontrini delle tristi spese non le chiediamo di impegnarsi con la foga di quando sedeva e mediava come Portavoce dell'Alto Commissariato per i Rifugiati. Le chiediamo di favorire l’inaugurazione di un centro per i rifugiati «vicino vicino» casa sua e di invitare i residenti ai piani e i condomini dei palazzi confinanti in raggio medio per spiegare ai convenuti come si fa a vivere in pace fra dolore, disperazione, terrore e delinquenza. Senza certezze da una parte e nell’incertezza dall’altra. Papa Francesco ha costruito docce nelle parrocchie intorno e oltre il Vaticano. Cara (la) presidente, segua l’esempio del Pontefice: sciolga alfine la fronte. Sorrida. Faccia vedere chi è. Lei che di sicurezza e di rifugiati si intende.

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