Attualità

«Una poesia per L’Aquila»

Nella Sala stampa della Camera dei Deputati, martedì 11 novembre 2014, l’Associazione «Ambientevivo» ha consegnato il Premio

È un’arte sacra la vita, un insieme di ritmi che vanno a tempo con l’universo. Se una lacrima cade sulla terra, una stella si spegne nell’immensa volta celeste. O forse è il contrario. Chissà dove si cela l’arcano. Le strade secche si spaccano e si aprono gole profonde d’inquietudine, gli edifici crollano e con essi la vita di molte persone, così come la speranza degli altri che rimangono. Nella Sala stampa della Camera dei Deputati, martedì 11 novembre 2014, l’Associazione «Ambientevivo» ha consegnato il Premio «Una poesia per L’Aquila». Moderati dal Segretario nazionale di Ambientevivo, Gianni Lattanzio, sono intervenuti il Presidente nazionale di Ambientevivo, Marino Fiasella, l’on. Ernesto Preziosi, il nostro condirettore Sarina Biraghi, la giornalista Maurelia Carafa, la prof.ssa Attilia Rossi ed il dott. Mario Battello di Tecla e Upi. Emozioni si sono aggiunte ad altre emozioni, un turbinio empatico ed emotivo nel ricordo e nel rispetto. La speranza si fa tangibile e reale. La morte è così che si sconfigge. Decidere di ricordare è certamente una condizione meno comoda di segretare nel limbo della dimenticanza. Non si può. Non si deve. Sarebbe un’aritmia della coscienza. Si è scelto in questa occasione, invece, di prendersi ognuno le proprie responsabilità attraverso la metrica poetica che da arte nobile può accarezzare le emotività scosse, fragili, ferite. Il dottor Fiasella decide di ricordare: «Voler fare un premio perché non si dimentichi. L’Aquila è un fatto simbolo. La fragilità è di tutto il territorio nazionale. Deve diventare la volontà del popolo lo stare insieme. Per questo la poesia è importante. Bisogna che utilizziamo questa espressione dell’arte. Ogni 100 giorni provare a dire qualcosa». Si è rimarcato in questa occasione l’ambiente e la sua importanza nella relazione con l’uomo. L’attenzione mediatica deve essere sempre alta. L’Aquila è un luogo magico che intende, malgrado tutto e oltre ogni cosa, esserci ancora, e come merita. «Che nessuno sia ora sveglio come lo sono io in questa notte… Perché bisogna ringraziare di essere vivo in questa solitudine», questi i versi di Borsoni che hanno toccato e coinvolto, Sarina Biraghi. «Il poeta alle 3:32 di cinque anni fa si è svegliato. Sono i versi dei poeti che ci riportano a quel giorno». E i versi forse nascono proprio dall’esperienza di quell’asfittico senso di impotenza e di ingiustizia che paralizza il respiro. Sensibilità parla a sensibilità, e questo nulla toglie, ma aggiunge. La Biraghi rivolge la sua attenzione anche alla chiusura della redazione abruzzese de Il Tempo e ricorda di quando quella mattina alle 5:30, lei e i suoi colleghi, raccontarono quella notte. «Per noi l’Abruzzo era la nostra regione d’eccellenza. Questa redazione ritengo debba andare avanti». Arricchisce l’evento con la sua testimonianza la giornalista Maurelia Carafa di Radio 1, lei di origine abruzzese dice: «Io alle 3:32 dormivo, mentre c’era tanta gente che moriva, tanta gente disperata». I due vincitori del Primo premio ex aequo, Paolo Maria Borsoni (opera n.1 del trittico «tre poesie per vivere») e Maria Graziella Ferrari (opera n. 1 del trittico «tre haiku per non dimenticare»), hanno letto le loro poesie, e il terremoto che è una linea di discontinuità, di rottura, di distruzione, viene bloccato. Ognuno dei presenti ha portato, in questa occasione, che non sarà certo l’ultima o l’unica, la propria individualità, un’unicità che vive tra tante altre e che appartiene a una vera costellazione di tutto ciò che c’è stato, e che ricostruendo, ci sarà ancora. E come chiude il suo Haiku per non dimenticare la Ferrari «Luce di vita» e torna il respiro.

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