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Così il Lazio dimentica un suo figlio caduto

Caro Direttore,Il Tempo ha avuto il merito di raccontare la storia delle madri di soldati italiani deceduti in missioni di pace all’estero, donne che oltre al dolore per la perdita di un figlio si...

C aro Direttore, Il Tempo ha avuto il merito di raccontare la storia delle madri di soldati italiani deceduti in missioni di pace all’estero, donne che oltre al dolore per la perdita di un figlio si sono scontrate anche con l’amara realtà della burocrazia e della ragionieristica di Stato. Anzi delle Regioni. Mi riferisco in particolare alla storia di Anna Rita Lo Mastro, mamma di David Tobini, parà della Folgore morto a Bala Murghab, in Afghanistan, il 25 luglio 2011. Un caporal maggiore scelto, medaglia d’argento al valor militare, deceduto a 28 anni per salvare i suoi compagni durante un’azione contro i talebani. «Un militare impegnato nell’arduo compito di ristabilire la pace in un territorio di guerra» recitava il comunicato stampa dell’allora presidente della Provincia, Nicola Zingaretti. Lo stesso che oggi occupa la poltrona di Governatore del Lazio e non ha il tempo di rispondere alla madre del soldato Tobini. Anna Rita ha chiesto di poter estendere l’esenzione dal ticket sanitario, di cui lei beneficia in virtù della legge nazionale che riserva l’esenzione ai congiunti dei caduti in servizio, pure al suo secondogenito Giorgio, fratello di David. Le Regioni hanno facoltà di allargare il beneficio anche ai parenti prossimi dei caduti, come fratelli e sorelle, ma la signora Lo Mastro si è sentita rispondere dagli uffici regionali del Lazio, come anche il suo giornale ha raccontato, che non si può perché la sanità laziale è commissariata. Ho deciso di sostenere la mamma di Tobini in questa battaglia, perché, oltre a rappresentare i cittadini sono stato anch’io ufficiale della Brigata Paracadutisti Folgore, impegnato nella missione Ibis in Somalia. Il 26 settembre ho presentato un’interrogazione urgente al presidente Zingaretti, che è anche commissario per la sanità del Lazio, il quale però non può, o non vuole, trovare il tempo di rispondere voltando le spalle a una cittadina e negandole un diritto di cui, in altre regioni, mamme come lei si sono potute avvalere. Mi rivolgo a lei direttore, con questa lettera aperta, per non far calare il sipario sulla vicenda. Il Lazio, lo ha più volte detto lo stesso Zingaretti, ha quasi azzerato il disavanzo sanitario, tanto che già nel 2015 potrebbe uscire dal commissariamento. Non dimentichiamo, poi, i tanti sprechi che continuano ad annidarsi nei meandri regionali o le costose consulenze che la giunta Zingaretti non si è fatta mancare. E allora la domanda è: cosa impedisce di concedere l’esenzione del ticket al fratello di David? Quale grave nocumento arrecherebbe un gesto concreto di attenzione alla madre di un caduto di guerra? È troppo facile lavarsi la coscienza con il cordoglio a queste donne distrutte dal dolore e mostrarsi al loro fianco a Ciampino durante il triste rituale di accoglienza delle salme. Quel 25 luglio 2011 l’allora presidente della Provincia di Roma, Zingaretti, diramava la sua dichiarazione stampa per «un lutto che addolora il Paese e la città di Roma»; il 27 luglio era alle esequie in Santa Maria degli Angeli per l’ultimo saluto al feretro del soldato Tobini. Alla prova dei fatti, di fronte alla richiesta di aiuto della signora Anna Rita, Zingaretti sa solo opporre un fastidioso silenzio. Il Tempo si sta battendo con forza e determinazione per i nostri marò, ha dato voce alla madre di Tobini. L’auspicio è che con questa lettera si possa dare finalmente una scossa anche al presidente Zingaretti.

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