Il menu delle mense scolastiche dell’Aquila rischia di rimanere indigesto al sindaco Pd del capoluogo abruzzese Massimo Cialente, al suo assessore Stefania Pezzopane (oggi Senatore e vice presidente della giunta per le elezioni di palazzo Madama) e a buona parte della giunta che guidava la città nel ottobre del 2010. Cialente e i suoi uomini infatti sono stati deferiti dalla guardia di finanza dell’Aquila alla corte dei Conti per un danno erariale, venuto fuori da una serie di affidamenti alla «Vivenda spa» che garantiva il servizio mensa negli istituti scolastici del capoluogo abruzzese. Quasi 500 mila euro il danno che le delibere del Comune avrebbero causato alle casse erariali: un danno serio su cui ora indagano i magistrati contabili che, grazie al lavoro delle fiamme gialle, sono riusciti a ricostruire la complicata storia dietro l’affidamento di un appalto da quasi cinque euro a pasto servito. Una storiaccia di gare d’appalto, affidamenti in proroga e aumenti di spese (nell’ordine del 30%). Tutto era iniziato nel giugno del 2008 quando il comune dell’Aquila, dopo una normale procedura d’appalto, identificava la società «Vivenda» – che aveva presentato un preventivo di spesa con un ribasso del 13% sulla somma identificata dal comune – come aggiudicatrice per il servizio di refezione scolastica degli alunni delle scuole dell’infanzia, delle elementari e delle medie. Un appalto dalla durata di due anni (dal 2008 al 2010) che venne poi rinnovato per un successivo anno alle stesse condizioni previste dal bando originario siglato tra le parti nel 2008. Condizioni che sembravano chiarissime ma che non hanno impedito al comune di garantire, con apposita delibera, un aumento sul singolo pasto servito di quasi 1,5 euro, in evidente contrasto con quanto stipulato appena una manciata di mesi prima. Le cifre sembrano piccole, ma sommate per tutte le scuole dell’obbligo, inevitabilmente, crescono. Passano ancora pochi mesi – siamo nel maggio del 2011 – e il Comune dell’Aquila indice un altro bando per garantire il servizio mensa nelle scuole, considerato anche che l’appalto della Vivenda era in scadenza. In attesa che le pratiche burocratiche venissero espletate, lo stesso comune concede una proroga alla medesima società per un periodo comunque non superiore ai sei mesi. Succede però che – siamo ormai nel febbraio del 2012 – il comune dichiari con apposita delibera che il bando di gara per il rinnovo del servizio ha avuto esito negativo e di conseguenza, contestualmente all’indizione della nuova gara d’appalto, con procedura aperta e della durata di tre anni (per gli anni scolastici compresi tra il 2012 e il 2015), concedeva alla Vivenda una ulteriore proroga fino all’aggiudicazione del bando per il servizio delle mense scolastiche. Bando che, siamo ormai a febbraio del 2013, viene vinto, quando si dice il caso, ancora dalla Vivenda che questa volta riesce a primeggiare sulle altre concorrenti con un ribasso percentuale di appena l’1%. Peccato però che la società che ha avuto in sorte proroghe per due anni, anziché garantire il prezzo del bando originario (così come previsto dai regolamenti) ottenne la proroga con il prezzo rialzato del 30% che fu autorizzato da una specifica delibera di giunta. Un giochino che, sostengono gli inquirenti, sarebbe costato alle casse pubbliche quasi 500 mila euro.
Mense indigeste per Cialente & Co.
La Guardia di Finanza ipotizza un danno erariale di 500 mila euro La giunta dell’Aquila avrebbe dato l’ok all’aumento del costo dei pasti
