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«Io, calunniato come De Gennaro»

Indagato Ciancimino per le accuse allo 007 Piraino. E il pentito Siino tira in ballo Martelli

«Io come Gianni De Gennaro. Ciancimino ha calunniato anche me». Lo sfogo di Rosario Piraino, agente segreto dell’Aisi, prosciolto dai pm di Caltanissetta dopo essere stato additato dal supertestimone della Trattativa (Ciancimino jr) come il braccio destro del misterioso «signor Franco». E il figlio del sindaco mafioso di palermo è formalmente indagato per calunnia dalla procura nissena dopo il rinvio a giudizio per aver accusato falsamente l’ex capo della Dia, Gianni De Gennaro. Questa volta l’incriminazione per calunnia deriva dalle sue presunte false accuse contro questo 007, Piraino. Il figlio di don Vito aveva sostenuto di aver ricevuto minacce dallo 007 che cercava di indurlo a ritirare le accuse rivolte sia a uomini delle istituzioni che ad appartenenti a Cosa Nostra. Un racconto dimostratosi frutto della fantasia di Ciancimino, tanto da rivoltarglisi contro. Piraino, infatti, dopo essere finito su molte prime pagine dei giornali come una sorta di criminale ha atteso l’archiviazione e poi ha querelato il figlio di don Vito. Nella denuncia si legge che Ciancimino «il 9 luglio 2009, affermava che il 3 luglio, verso le 15, aveva ricevuto (nella sua abitazione di Bologna, ndr) la visita di un misterioso individuo (segue descrizione fisica integralmente falsa e fuorviante) che avrebbe proferito pesanti minacce, rivolte a lui e ai suoi familiari, quali "si ricorda di me? Da oggi non la protegge più nessuno" e, inoltre "sei una testa di cazzo, tu devi pensare a tua moglie e tuo figlio"...». Una versione ribadita alla squadra mobile di Bologna, quando Ciancimino «precisava che il soggetto in questione era lo stesso che, nell’agosto 2006, accompagnato da due carabinieri, era andato a trovarlo (...) nella sua casa di Palermo. Il misterioso individuo si faceva chiamare dai due carabinieri "Capitano"...». Il 6 aprile 2010, il figlio di don Vito, davanti ai pm bolognesi, spiega che osservando alcune foto riconobbe «il Capitano» nella persona di Piraino, che inevitabilmente finisce indagato per violenza privata aggravata dall’aver favorito la mafia. Era tutto falso, com’è stato facile scoprire. I magistrati, infatti, che hanno chiesto e poi ottenuto l’archiviazione, avevano piazzato delle telecamere davanti l’abitazione bolognese di Ciancimino, e ciò ha reso possibile verificare, come annota Piraino nell’esposto, che «il portone nei minuti antecedenti e successivi alla circostanza riferita non è stato mai aperto». Non è tutto. Gli inquirenti hanno analizzato le utenze telefoniche dello 007, scoprendo che «nel periodo intercorso tra l1 luglio 2009 e il 1 luglio 2011», la sua presenza non è mai stata registrata a Bologna. Lo stesso si evince dal controllo sulla sua carta di credito, sequestrata dal pm, dalla quale emerge «che in data 3 luglio alle ore 12 circa, lo scrivente si trovava a Palermo». Tra l’altro, sulle accuse di Ciancimino a Piraino, difeso dagli avvocati Antonino Caleca e Marcello Montalbano, hanno indagato anche i pm di Palermo e Caltanissetta arrivando alle stesse conclusioni dei pm bolognesi. I magistrati nisseni hanno chiesto una proroga delle indagini su Ciancimino jr, che con le sue ultime «patacche» un risultato l’ha ottenuto: rovinare la carriera a uno 007 innocente. Intanto a Palermo il pentito Angelo Siino ha parlato di quando a fine anni 80 venne contatto dall’ex ministro Claudio Martelli (che ha già detto di non ricordare l’incontro) «che vidi a casa mia, mi venne raccomandato da Emanuele Brusca. Mi chiese di farlo votare per lui e mi disse che era stato un liberale e avrebbe perorato delle leggi gradite a questi personaggi. Io pensavo che doveva essere un po’ pazzo a farmi questi discorsi. In quell’occasione Martelli fu uno dei primi eletti in Sicilia». Siino ha poi parlato di sfottò interni a Cosa nostra allorché Martellì chiamò a Roma Falcone, e in quel monento si pensò a eliminare il Guardasigilli. «Brusca mi disse che lo volevano uccidere, mi spiegò: questo cornuto deve capire che non si può tradire impunemente un’organizzazione di questo tipo, ci ha preso per il culo e ora deve pagare».

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