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«Caso identico a quello di De Magistris Ma io resto sospeso e devo anche pagare»

Parla il consigliere regionale pugliese Fabiano Amati

I loro casi sono identici, ma gli esiti opposti. Luigi De Magistris è stato condannato per abuso d’ufficio, sospeso dalla carica di sindaco di Napoli per effetto della legge Severino, ha fatto ricorso, l’ha vinto ed è stato reintegrato. Il consigliere regionale pugliese Fabiano Amati, del Pd, ugualmente condannato per abuso d’ufficio, anche lui sospeso per la Severino ha fatto ricorso... ma gli è stato respinto ed è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali: ben mille euro. E Amati stesso, avvocato amministrativista non riesce a spiegarsi il perché. Onorevole Fabiano Amati, c’è chi dice che la legge Severino sta provocando più problemi di quelli che risolve. «Oggettivamente, in alcuni casi è così. Naturalmente, io, nonostante sia condizionato dalla mia vicenda personale, non porto il cervello all’ammasso al punto di dire che la Severino è una schifezza tout court. La Severino va benissimo: ci vuole, ma ci sono alcuni profili di chiara illegittimità costituzionale che vanno modificati onde evitare che, gravata di questi profili di illegittimità alla fine possa anche portare i ladri veri a giustificarsi. Il problema è questo: quando all’interno di una disposizione legislativa aggravata di alcuni vizi di legittimità costituzionale, questi vengono rilevati, per posizioni che ovviamente non andrebbero contemplate, si rischia che anche coloro i quali, ad esempio, vengano attinti da sentenze per mafia, si possano trincerare dietro l’ingiustizia della Severino. Il problema della modifica della Severino è anche a maggiore tutela e garanzia dei valori che essa intenda perseguire». Ma va abolita o modificata? «Modificata negli aspetti che riguardano chiari problemi di incostituzionalità. Innanzitutto i provvedimenti ostativi allo svolgimento delle cariche devono essere irrogati solamente a seguito di sentenze definitive. E posso pure capire l’eventualità che queste siano irrogate per sentenze non definitive, di primo grado, ma al cospetto di reati gravissimi, perché in questi casi il bilanciamento tra interessi costituzionali dovrebbe portare a ritenere che è preferibile tutelarsi». Parliamo di reati inerenti alla carica o anche estranei? «Reati gravissimi relativi anche a vicende estranee. Se un parlamentare viene attinto da una sentenza per mafia, allora sarebbe pure concepibile il sacrificio per sentenza non definitiva. E questo lo dico tenendo conto del dibattito in corso, perché se dovessimo riferirci solo ai sacri testi, cioè all’illuminismo giuridico, dovremmo dire che nessuna conseguenza ci può essere a seguito di una sentenza non definitiva. Invece la Severino mette tutti i reati contro la pubblica amministrazione, compreso l’abuso d’ufficio, che, usando una metafora, è il dito tagliato dalla sega di una persona che svolge l’attività di falegname». Ci parli della sua vicenda. «È uguale a quella di De Magistris: lui abuso d’ufficio, nella sua vecchia qualità di pubblico ministero; io abuso d’ufficio nella mia vecchissima qualità di consigliere comunale d’opposizione della mia città: Fasano, nel 2009. Lui, De Magistris, condannato ad una pena di più di un anno, io lo stesso condannato ad un anno e otto mesi. Lui con il beneficio della sospensione della pena, io pure». Per che vicende fu condannato? «Urbanistica, il piano di recupero del centro storico. Non voglio entrare nel merito, sto aspettando l’appello e per me è più importante l’onore del resto, taccio sulla vicenda giudiziaria. Una vicenda, dicevamo, molto simile a quella di De Magistris, ma io faccio ricorso al giudice ordinario, perché il Consiglio di Stato aveva declinato, sulla vicenda Iorio, l’ex presidente del Molise, la giurisdizione. Aveva detto che la competenza non appartiene al giudice amministrativo, ma al giudice ordinario». De Magistris, invece, ha fatto ricorso al Tar. «Sì, non so perché, è una valutazione processuale, lui va al Tar della Campania. A me depositano il 17 ottobre, la decisione, con il rigetto sui medesimi motivi. A De Magistris, dieci giorni dopo, circa, accolgono uno dei motivi, rimettendo la questione alla Corte Costituzionale». E veniva così sospesa la sospensione da sindaco. E lei, invece? «A me hanno condannato pure alle spese di giudizio: mille euro».

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