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Caso Cucchi. Il presidente della Corte d'Appello: "Basta gogna"

Panzani replica alle accuse dopo la sentenza di assoluzione: "Una condanna senza prove è un obbrobrio"

Da un lato la famiglia che attacca e promette di non fermarsi, ipotizzando anche un'azione legale nei confronti del ministero della Giustizia. Dall'altro la Giustizia, che prova a difendersi. La polemica sul caso Cucchi, dopo la sentenza di assoluzione pronunciata dalla Corte d'Apello, si arricchisce di nuovi elementi. E se Ilaria, la sorella di Stefano, assicura che "devono uccidermi per fermarmi", la replica nel presidente della Corte d'Appelo, Luciano Panzani è netta: "Io capisco perfettamente la posizione di chi è vittima. Così come capisco che da un certo punto di vista di fronte ad una sentenza che non risponde alla aspettative dei famigliari delle vittime si pensi che giustizia non sia stata fatta. Ma è anche vero, da un altro punto di vista, che non ci può essere una condanna se non si è sicuri che vi siano le prove". "Con una condanna voluta dalla piazza e senza prove - prosegue conversando con l'Agi - aggiungeremmo obbrobrio a obbrobrio e questo è assecondare la voglia di giustizia". Quindi una battuta sul tema della responsabilità civile dei magistrati. "Quando si invoca una sorta di riforma della responsabilità dei giudici, che può diventare condizionamento, non si pensa che ciò non è un danno per il giudice, il giudice starà benissimo. Si pensi al fascismo: i giudici non erano certo liberi e non c'era bisogno di minacciare sanzioni. Chi non stava bene erano i cittadini".     La lettera. Panzani ha anche inviato una lettera al vicedirettore de La Stampa Massimo Gramellini che oggi, nel suo Buongiorno, si è occupato del Caso Cucchi: "Caro dottor Gramellini, in molte occasioni, da presidente del Tribunale di Torino, ho apprezzato i suoi corsivi, ma non posso non intervenire ora da presidente della Corte di Appello di Roma su quanto Lei scrive nella rubrica Buongiorno de La Stampa di oggi sulla sentenza Cucchi pronunciata dalla Corte di Assise. Posso comprendere che sentenze contrastanti in primo grado ed in appello suscitino sconcerto, ma questo sovente succede nei casi difficili, dove la prova è indiziaria e proprio per questa ragione esistono l'appello ed il ricorso per Cassazione". "Dall'assoluzione - prosegue - non consegue che 'Cucchi si sarebbe ucciso da solo', come Lei scrive con amara ironia. Il giudice penale, ed è esattamente quello che i miei giudici hanno fatto anche questa volta, deve accertare se vi sono prove sufficienti di responsabilità individuali ed in caso contrario, quando la responsabilità non è provata 'oltre ogni ragionevole dubbio', deve assolvere. Questo è il suo compito, per evitare di aggiungere orrore ad obbrobrio e far seguire ad una morte ingiusta la condanna di persone di cui non si ritiene provata la responsabilità. La Corte di assise è formata in prevalenza di giudici scelti tra semplici cittadini, anche Lei avrebbe potuto farne parte, ed a maggior diritto giudica in nome del Popolo Italiano, perché è espressione del Popolo. Quindi per favore nessuna gogna mediatica e nessun invito a 'far pagare i magistrati per i loro errori' se non vogliamo rischiare di perdere noi tutti molto di più di quanto già si sia perso in questa triste vicenda"

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