Epidemia Ebola. Un problema che gli Stati Uniti stanno affrontando con successo. Le infermiere contagiate in Texas sono guarite e non ci sono nuovi allarmi. Il caso che rischiava di mettere in difficoltà Barack Obama a pochi giorni dalle elezioni di Midterm, sembra essere risolto. Dopo l'incontro alla Casa Bianca con l'infermiera Nina Pham e un discorso alla nazione, la parola passa a Papa Francesco che questa mattina - al termine dell'udienza generale in piazza San Pietro - ha espresso viva preoccupazione per questa implacabile malattia. Un male che si sta diffondendo specialmente nel continente africano, soprattutto tra le popolazioni più disagiate. Si dice vicino con l'affetto e la preghiera alle persone colpite, come pure ai medici, agli infermieri, ai volontari, agli istituti religiosi e alle associazioni, che si prodigano eroicamente per soccorrere questi nostri fratelli e sorelle ammalati. Francesco rinnova l'appello affinché la comunità internazionale metta in atto ogni necessario sforzo per debellare questo virus, alleviando concretamente i disagi e le sofferenze di quanti sono così duramente provati. E invita tutti i fedeli a pregare per loro e per quanti hanno perso la vita. Il discorso di Obama. Stesse raccomandazioni erano arrivate nella giornata di ieri da Washington. "La comunità internazionale metta in atto ogni necessario sforzo per debellare il virus dell'Ebola" e per sostenere quanti "si prodigano eroicamente per soccorrere questi nostri fratelli e sorelle ammalati", aveva detto Obama difendendo le linee-guida del governo per il controllo delle persone che sono state esposte al virus. Il presidente Usa ha chiesto agli americani di non cedere alla "paura" perché si stano registrando "progressi" nella lotta al micidiale virus. Se non c'è "una forte risposta internazionale" in Africa Occidentale, ha osservato ancora, "siamo in pericolo qui e in molti altri Paesi": "Quando gli altri sono in difficoltà, quando c'è un'epidemia o un disastro, gli americani scendono in campo e nessun altro Paese fa quanto gli Stati Uniti per assicurarsi di contenere e, in ultima istanza, eliminare l''epidemia". Secondo Obama, la "buona notizia" è che in Liberia, uno dei Paesi più colpiti dall'epidemia insieme alla Guinea e alla Sierra Leone, si stanno cominciando a vedere alcuni passi in avanti. Esprime fiducia su come i paesi africani affrontano il problema. Quanto alle quarantene obbligatorie riservate in vari Stati americani (per esempio il New Jersey o New York) agli operatori sanitari di ritorno dai Paesi colpiti, il presidente ha messo in guardia da qualsiasi provvedimento che possa scoraggiare queste persone dal recarsi in Africa. In questo contesto, ha difeso i protocolli annunciati lunedì dai Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie perché si basano sulla "scienza". E ha aggiunto che gli operatori sanitari volontari scesi in campo in Africa occidentale per fronteggiare l'epidemia devono essere "applauditi, incoraggiati e sostenuti". Dal South Lawn della Casa Bianca, Obama parlava per la prima volta dopo la bufera scatenata dai governatori americani che hanno messo in quarantena gli operatori sanitari di ritorno dall'Africa occidentale. Il presidente Usa, che ha parlato al Paese dopo un colloquio telefonico con il team di operatori sanitari inviati in Africa occidentale da Usaid, ha aggiunto che l'agenzia americana per lo sviluppo internazionale è "la spina dorsale strategica e operativa della risposta americana all'ebola". E si è detto certo che "questa malattia può essere contenuta e sarà sconfitta", ma ha insistito sulla necessità che gli Usa continuino a "guidare la risposta globale" alla crisi.
Ebola, Papa Francesco: "La comunità internazionale debelli il virus"
Negli Usa guarita anche la seconda infermiera contagiata. Obama: "Non bisogna lasciare spazio alla paura"
