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Paolini rinviato a giudizio per "prostituzione minorile"

Il disturbatore televisivo è accusato di avere pagato per fare sesso con cinque ragazzi minorenni

Ha ribadito di non aver "mai indotto alcun minore alla prostituzione" e di avere a che fare "con accuse che non stanno ne' in cielo ne' in terra". L'autodifesa di Gabriele Paolini, il disturbatore tv per eccellenza, cui la procura contesta i reati di sfruttamento e induzione alla prostituzione minorile, di possesso di materiale pedopornografico, oltre a un episodio di tentata violenza sessuale, non ha convinto il giudice Donatella Pavone che, al termine di una breve camera di consiglio, ha deciso di rinviarlo a giudizio. Il processo prenderà il via il 7 gennaio prossimo davanti ai giudici della quinta sezione del tribunale collegiale. "Per mia natura sono un combattente - ha commentato Paolini a fine udienza - ma oggettivamente devo trovare un motivo per lottare e andare avanti. Questi capi di imputazione non mi appartengono e li respingo categoricamente. Una ragione per non mollare è l'amore che provo per Daniel (uno dei cinque ragazzi che per il pm Claudia Terracina è stato pagato per fare sesso con lui, ndr) che fra pochi giorni compirà 18 anni. Lui è la persona più importante che esista per me dopo la mia famiglia". Per questa vicenda, Paolini venne arrestato il 10 novembre del 2013 dai carabinieri del nucleo investigativo di via In Selci e rinchiuso per qualche giorno nel carcere di Regina Coeli, salvo poi ottenere gli arresti domiciliari a casa dei genitori. A metterlo nei guai furono video e fotografie. Secondo i militari dell'Arma, gli incontri proibiti di Paolini avvenivano in una cantina nella zona di piazza Bologna.

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