È finito sulla scrivania della Dda il fascicolo che riguarda l’incendio in un locale del municipio X, all’Infernetto. I magistrati della distrettuale antimafia della Capitale infatti vogliono vederci chiaro sullo strano "attentato" al magazzino che conteneva le carte sulle assegnazioni delle licenze per le attività produttive sulla spiaggia di Ostia. Carte vecchie e ormai ingiallite dal tempo (gli incartamenti infatti riguardano prevalentemente atti che risalgono al trentennio compreso tra gli anni ’60 e ’90) e che sarebbero state "selezionate" dai piromani visto che solo tre faldoni (dei tanti custoditi dagli uffici municipali) sono stati bruciati dopo essere stati posizionati su una scrivania. Una storia strana quella dell’incendio al deposito (situato in una zona isolata, incustodito, a cui si poteva accedere senza problemi). Una storia strana che arriva a poche settimane dalla conclusione del maxi processo alla mafia di Ostia che tanti interessi, sostengono i giudici, aveva sullo sfruttamento di quella miniera d’oro che sono gli stabilimenti sulla spiaggia della Capitale. Quello che a prima vista potrebbe essere solo il gesto isolato di un piromane potrebbe invece nascondere, neanche tanto velatamente, un messaggio degli autori. E che potrebbe assumere una serie di significati differenti tra loro: da un parte infatti, l’incendio delle pratiche sulle concessioni della spiaggia di Ostia potrebbe essere indirizzato verso le autorità pubbliche (tanto che nei giorni immediatamente successivi all’incendio sia il sindaco Marino che il governatore Zingaretti hanno stigmatizzato l’accaduto, difendendo le nuove politiche varate per la gestione del territorio che ricade sul mare cantato da Pasolini); dall’altra invece, ma il condizionale è d’obbligo, l’attacco al deposito con la distruzione di tre specifici faldoni (il resto dell’incartamento è rimasto intatto) potrebbe essere stato messo in piedi per nascondere agli inquirenti eventuali anomalie che non sarebbero state ancora individuate e risalenti ad anni precedenti rispetto all’operazione Nuova Alba che, nell’estate del 2013, portò in manette una sessantina di presunti affiliati al clan Fasciani. Sullo sfondo, infine, resta l’ipotesi che l’incendio possa essere stato appiccato per dare un segnale specifico al clan finito sotto l’occhio della Dda: gli spazi, in caso di condanna del clan finito in disgrazia, si potrebbero aprire e quelli stessi spazi sarebbero stati già prenotati dai gruppi criminali finora rimasti in seconda fila.
Concessioni balneari, indaga l’Antimafia
Affidato alla Dda l’inchiesta sull’incendio di tre faldoni in un magazzino del Municipio di Ostia LEGGI ANCHE E la Corte dei conti fa le pulci ai chioschi di Castel Porziano
