La giustizia lenta, in Italia, è un problema strutturale che colloca il Paese tra i più lenti d’Europa. Parliamo di una questione atavica, un nodo per qualsiasi maggioranza. Un principio che, purtroppo, vale per la gran parte dei reati esistenti. Detto ciò, esistono delle eccezioni o, meglio, dei casi in cui i giudici non vogliono perdere tempo e procedono speditamente.
È l’esempio della Flotilla, la spedizione umanitaria, per i più «politica», tesa a portare aiuti agli indifesi di Gaza. In questo frangente, i magistrati decidono di bruciare le tappe e indagare oltre dieci persone. Nel mirino della Procura di Roma c’è l’intera catena di comando israeliana, compresi i ministri della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, e della Difesa, Israel Katz.
L’obiettivo è fare chiarezza sulle due missioni svoltesi tra settembre e ottobre del 2025 e tra aprile e maggio del 2026. L’inchiesta, avviata dopo un esposto presentato da 50 cittadini che avevano partecipato alle spedizioni, accusa l’esecutivo Netanyahu di «tortura, sequestro di persona, lesioni personali, rapina e danneggiamento seguito da naufragio».
Secondo gli inquirenti, gli abbordaggi sarebbero avvenuti in violazione del diritto internazionale marittimo, accompagnati dalla distruzione delle apparecchiature utilizzate per trasmettere immagini in diretta e dal sequestro dei dispositivi elettronici dei partecipanti.
Comportamento anomalo pure quello che si sarebbe verificato nel carcere di Ktzi’ot, nel deserto del Negev. Nella prigione, a detta degli investigatori, sarebbero mancati i generi alimentari essenziali e le condizioni igienico-sanitarie non sarebbero state tra le migliori. Sarebbe venuta meno anche una tempestiva assistenza legale.
Considerando tutti questi aspetti e, tenendo conto che non ci sarebbero stati feriti accertati, ma si sarebbe trattato di un semplice “fermo”, desta sospetti, dunque, la celerità dei pm. Seppure sia sacrosanto far emergere la verità su quanto accaduto, non è la prima volta che fuori confine si verifichino episodi del genere. Basta leggere le cronache, per trovarne di diversi.
Strana, poi, è l’esultanza degli avvocati dei compagni di navigazione. Questi ultimi, oltre a esprimere il loro entusiasmo per l’indagine, non perdono occasione, nella nota inviata ai giornali, per manifestare il proprio scetticismo verso l’operato dell’esecutivo Meloni. «Ci auguriamo scrivono nel comunicato che le autorità nazionali facciano la loro parte nell’agevolare la richiesta di assistenza giudiziaria internazionale allo Stato di Israele, affinché la giustizia possa davvero fare il suo corso».
Ecco perché qualche malpensante leone da testiera ipotizza che, dietro questa strana velocità nel procedere, possa esserci lo zampino delle solite toghe rosse.
La domanda che sorge spontanea sui social network, infatti, è la seguente: se al comando delle operazioni ci fosse stato un equipaggio composto da militanti di destra sarebbe stata adottata la medesima tempestività?
Riproduzione riservata
