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Caso Matacena, Scajola a processo. Salta l'aggravante mafiosa

Dichiarato inammissibile nel Riesame il ricorso presentato dal pm contro la decisione del gip che aveva escluso l'aggravante mafiosa nei confronti dell'ex ministro

È iniziato oggi a Reggio Calabria il processo che vede imputato l'ex ministro Claudio Scajola per “procurata inosservanza di pena” nei confronti dell'ex deputato di Forza Italia Amedeo Matacena, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, ancora irreperibile, perché a Dubai. Secondo la Procura di Reggio Calabria, l'ex ministro si sarebbe speso per trovare una soluzione, in un paese estero, che avrebbe consentito all'ex deputato azzurro meno rischi nella sua condizione di condannato e ricercato in Italia. Scajola, ai domiciliari, ha ottenuto il permesso di recarsi nella città calabrese per il processo, nato dallo sviluppo dell'indagine Breakfast condotta dalla Dda di Reggio Calabria. Scajola era finito agli arresti nel maggio scorso insieme alla moglie di Matacena, Chiara Rizzo, e ad altri. L'accusa nel processo che inizia oggi è rappresentata dal pm Giuseppe Lombardo, mentre il collegio giudicante è presieduto dal giudice Natina Pratticò. Scajola, accompagnato dal legale Perroni, questa mattina ha fatto il suo ingresso nel tribunale senza rilasciare dichiarazioni: non poteva, proprio perché agli arresti domiciliari. Per l'ex ministro gli inquirenti avevano chiesto anche l'aggravante del concorso esterno in associazione mafiosa, respinta dal gip. Il pubblico ministero si era appellato contro il rigetto dell'aggravante mafiosa, ma il Tribunale della Libertà ha considerato tale appello non ammissibile. Secondo l'ipotesi degli investigatori, progettando un eventuale trasferimento di Matacena da Dubai in Libano al fine di metterlo al riparo da un'eventuale estradizione in Italia, Scajola avrebbe di fatto agevolato anche i clan della 'ndrangheta di cui l'ex deputato, condannato con sentenza passato in giudicato, era referente. Da qui la richiesta nei suoi confronti dell'aggravante mafiosa, che però il gip a suo tempo non aveva ritenuto sussistere. La difesa di Scajola ha presentato oggi una serie di eccezioni tendenti a far dichiarare la nullità del provvedimento che ha disposto il giudizio immediato per il suo assistito, eccependo alcuni vizi procedurali. Eccezioni analoghe sono state avanzate dai legali dell'altra imputata, Maria Grazia Fiordalisi, ex segretaria della famiglia Matacena. Il pm Lombardo, nella sua replica, ha affermato che il giudice non può modificare quanto stabilito dal gip se non producendo un provvedimento "abnorme". I giudici hanno respinto tutte le richieste dei difensori. Il processo è stato rinviato, su richiesta dei legali, al 6 novembre. Da lì in poi si procederà a passo spedito, con un'udienza a settimana. “Siamo al processo con la consapevolezza di dimostrare l'estraneità di Scajola ai fatti contestati”, ha detto l'avvocato Giorgio Perroni, sicuro di riuscire a dimostrare l'innocenza del suo assistito. Quanto alla pronuncia di inammissibilità del ricorso presentato dal pm sull'aggravante mafiosa, il legale ha espresso “soddisfazione” e ribadito che “come a Roma, Scajola vuole essere in aula per dimostrare la sua estraneità ai fatti addebitatigli”. Lo stesso ex ministro ha detto ai cronisti: “Sono al processo per fare emergere la verità, che per me è una sola”. Si terrà invece a Montecarlo, il 29 ottobre, l'udienza per il divorzio tra Chiara Rizzo e Amedeo Matacena. La Rizzo, che si trova agli arresti domiciliari a Messina, chiederà al Tribunale l'autorizzazione di partecipare al processo. Il 13 novembre per lei inizierà il processo con il rito abbreviato in cui è imputata, nello stesso procedimento che vede coinvolto Scajola (il quale invece ha scelto il rito ordinario), per la procurata inosservanza della pena di Matacena, ma anche per avere schermato il patrimonio di famiglia preservandolo da una eventuale aggressione della magistratura. Una prima udienza per il divorzio era stata rinviata perché Chiara Rizzo era stata sottoposta alla misura cautelare nell'ambito delle indagini di Reggio Calabria.

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