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L’ombra di Tranfa sul processo Ruby bis

Secondo il difensore di Minetti le dimissioni del giudice creano sospetti «Nicole? Al massimo amministratrice di un condominio all’Olgettina»

MILANO La sentenza del processo d'appello Ruby bis che vede imputati Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora per induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile, per i presunti festini a sfondo sessuale organizzati ad Arcore da Silvio Berlusconi, è attesa per il 13 novembre prossimo. Con l'udienza di ieri si sono completate tutte le arringhe difensive e il 13 novembre i giudici daranno spazio a eventuali repliche e controrepliche, poi si riuniranno in camera di consiglio. In primo grado Mora e Fede erano stati condannati a 7 anni di carcere e Minetti a 5. L’arringa del difensore dell’ex consigliera regionale è iniziata facendo riferimento alle recenti dimissioni del giudice Tranfa. Secondo l'avvocato Pasquale Pantano, «non può essere trascurato l'ultimo colpo di scena» della vicenda Ruby, le dimissioni di Tranfa appunto, che «possono creare dubbi, tensioni e sospetti». In aula era presente anche Nicole Minetti, che ha preferito non rilasciare dichiarazioni nè ai cronisti né alla Corte. Dopo aver ricordato le dimissioni di Tranfa che sarebbero motivate da un suo dissenso rispetto alla sentenza di assoluzione di Berlusconi, l'avvocato Pantano ha comunque voluto sottolineare di sentirsi «sereno» riguardo al processo d'appello Ruby-bis, per «la serenità che c’è in quest'aula, per il modo in cui è stata affrontata la discussione dal pg con argomentazioni logiche e rilevanti». Prima di Pantano, ha parlato il legale di Lele Mora, l'avvocato Gianluca Maris, il quale ha ribadito la richiesta già formulata in una precedente udienza con una memoria scritta, di concedere all'ex talent scout «le attenuanti generiche nella massima estensione». Questo perché, ha ricordato il difensore, Mora ha rinunciato ai motivi d'appello e «vorrebbe continuare quella fase di riflessione nella speranza di ritrovare la diritta via» che aveva già cominciato durante il primo grado del processo. «Quella scelta - ha affermato - ha trovato un riscontro forte nell'ulteriore detenzione subita, nell'affidamento in prova ai servizi sociali che sta portando avanti in modo positivo e proficuo, in un percorso graduale che mi auguro gli dia la possibilità di recuperare la dignità e reinserirsi in un contesto civile». Per questo, Maris ha chiesto un «trattamento sanzionatorio più mite». In precedenza, la difesa di Fede aveva concluso l'arringa iniziata nella precedente udienza, chiedendo l'assoluzione del giornalista e definendo «ingiusta e umiliante» la sentenza di condanna. Parlando fuori dell’aula, l’avvocato Pantano ha detto che il ruolo di Nicole Minetti è stato «marginalissimo, oggi nella peggiore delle ipotesi possiamo dire che è stata l'amministratrice di un condominio in via Olgettina» e non diretta partecipe del presunto giro di prostitute ospiti delle cene ad Arcore. L’avvocato ha chiesto l’assoluzione per l'ex consigliera regionale lombarda. Pantano ha anche sollevato un'eccezione di costituzionalità sul reato di favoreggiamento di cui è accusata Minetti definendolo «una fattispecie troppo ampia e indeterminata». Quanto alle dichiarazioni sui potenziali «sospetti» che possono suscitare le dimissioni di Tranfa, Pantano ha sottolineato che turbano il «principio di democrazia e riservatezza» che deve caratterizzare la camera di consiglio dei giudici e «gettano ingiustamente ombre» anche sugli altri due magistrati del collegio. Tuttavia, ha detto di aver deciso di non presentare un'istanza di legittima suspicione per far trasferire il processo a Brescia per la «piena fiducia nella magistratura».

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