«C’è il rischio che sia partita non più solo negli Usa ma anche in Europa una vera guerra cibernetica che mette alla berlina i nostri dati personali più sensibili, dalle mail al conto corrente». È la denuncia fatta da Mauro Masi, tra i più autorevoli esperti in Italia della materia anche in qualità di delegato italiano alla proprietà intellettuale attivo presso l’Organizzazione Mondiale alla Proprietà Intellettuale dell’Onu. Grand commis dello Stato, segretario generale di Palazzo Chigi, direttore generale della Rai da poco è stato riconfermato Ad ma anche Presidente della Consap, la società che ha per oggetto l’esercizio di servizi assicurativi pubblici, dal fondo per le vittime della strada a quello contro le vittime di mafia, estorsione e usura e altri fondi. Masi si sbilancia ad affermare che la «cyber-guerra è diventata realtà». È così o si tratta di una forzatura giornalistica? «Purtroppo no. Alcuni indizi sono davvero preoccupanti. Basti pensare che poco più di una settimana fa alcuni hackers hanno sferrato un attacco pesante contro JPMorgan Chase, la prima banca degli Stati Uniti. L’attacco è stato definito molto sofisticato...». In che senso? «Ha toccato anche altre nove grandi istituzioni finanziarie. Ed in Chase sono riusciti a violare almeno 90 server». Cosa significa? «Identità, indirizzi, telefoni, caselle di posta elettronica di migliaia di clienti». Anche conti correnti ? «Sembra di no. Ma può essere stato solo un avvertimento. Possono entrare ovunque. Qualcuno addirittura avanza una lettura politica dei fatti: potrebbe essere stata una forma di ritorsione per le sanzioni economiche e commerciali contro la Russia, visto che, come scrive il New York Times, gli hackers avrebbero operato proprio dalla Russia». Come può intervenire la Consap? «È calendarizzato già per gennaio l’entrata in vigore dell’archivio centrale per prevenire i furti d’identità. Verrà messo in funzione un archivio che collega tutta una serie di bance dati, che sarà gestito da Consap per conto del ministero dell’Economia e sarà in grado di verificare l’autenticità dei dati in tempo reale». Ma che contributo offre la Consap per la trasparenza della pubblica amministrazione in tempi di spending review? «La Consap rappresenta un modello virtuoso di società partecipata "in house" che agisce "per conto" dell’amministrazione (con conseguente riduzione di costi e spese) e non "per" l’amministrazione. Cosa ha fatto in tema di "spending review" nel periodo in cui ha guidato la Rai? «Di Rai preferirei non parlare anche se credo di aver portato un forte contributo». Ci dica almeno quelli che considera dei successi... «Certamente l’epocale passaggio al digitale da tre canali analogici ai 14 digitali, la più grande offerta free d’Europa. Questa nuova offerta è servita a contenere la crisi degli ascolti e soprattutto la grande crisi della pubblicità che stiamo ancora oggi attraversando. Infine vedo con piacere che il nostro attuale governo sta facendo fare, come avevo indicato con forza, la valorizzazione di Raiway». E poi? «Insiste. Ho tutelato l’autonomia della Rai schierandomi davvero contro tutti davanti alla proposta di Murdoch. E visto che parliamo di Murdoch è davvero provinciale citare a sproposito sempre l’esempio della BBC, il cui modello, in realtà, sta creando imbarazzi anche in Inghilterra dopo le pesanti inchieste sulla pedofilia e dopo aver cambiato tre capi azienda in pochi mesi». Tutto da buttare a Londra? «No. Una cosa sarebbe da copiare e l’ho già detto: ad un Ad manager come capo azienda si potrebbe affiancare un direttore editoriale perché la giungla dell’informazione che c’è anche in Rai è davvero, tra l’altro, anti economica e merita attenzioni specifiche». È un modo per attaccare i vari Santoro che ha appena litigato con Travaglio? «No, guardi Santoro l’ho attaccato a viso aperto quando era il grande Santoro ora che il suo modello e il suo pubblico sembrano in caduta libera non mi va certo di riaprire vecchie polemiche». Ogni tanto si parla di un suo impegno in politica... «Alla Consap sto davvero bene e con un grande progetto davanti: di politica non parlo, anche se credo di essere davvero uno dei pochi ad aver lavorato con premier tanto diversi, da Dini a D'Alema, da Prodi a Berlusconi. Una cosa però mi piacerebbe fare: portare il mio contributo, anche per esperienza personale, nel mondo dei portatori di handicap. So quanto abbiamo, proprio a Roma, molto moltissimo da imparare».
«Ecco il super archivio contro i furti d’identità»
L’Sos del presidente di Consap «Nessuno è al sicuro, voltiamo pagina sulla privacy»
