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«Squillo» a Roma, ora tocca ai maschietti

La procura indaga su un nuovo, squallido, giro di prostituzione minorile. All’attenzione dei magistrati 5 ragazzini e gli incontri «a luci rosse» in casa

È da un anno e mezzo che la procura di Roma si occupa del crescente fenomeno delle baby squillo. L’inchiesta «madre», quella delle due studentesse che si prostituivano ai Parioli, è quasi terminata, con condanne e richieste di pattegiamento di alcuni clienti. Neanche il tempo di arrivare alla sentenza, e i pm romani hanno aperto un altro fascicolo processuale per un ennesimo giro di prostituzione minorile, dove sarebbero coinvolte una decina di ragazzine che vendevano il corpo a uomini disposti ad avere rapporti sessuali in auto in parcheggi e strade buie. Purtroppo, però, al peggio non c’è mai fine. E questo lo stanno scoprendo giorno dopo giorno sempre i magistrati romani che si occupano di reati sessuali. Stavolta, infatti, la procura di Roma ha aperto un ennesimo fascicolo su un giro di baby squillo al maschile. Ragazzini minorenni che si prostiuirebbero in appartamenti con clienti (sempre uomini). È soltanto l’ultimo procedimento penale avviato sul fenomeno della prostituzione, ma stavolta sarebbero coinvolti ragazzini che venderebbero il corpo in abitazioni nella Capitale. All’attenzione della procura, dunque, ci sarebbe cinque minorenni che si prostituirebbero con clienti adulti disposti a pagare centinaia di euro per avere rapporti sessuali con loro. Si tratta di un’inchiesta ancora alle prime battute, che sta cercando di individuare i potenziali clienti dei minori, tutti i luoghi a «luci rosse» e le modalità di contatto tra giovani e adulti. Insomma, le stesse indagini che sono state portate avanti negli ultimi mesi per chiudere il cerchio nei confronti di chi è stato condannato per aver avuto rapporti sessuali con le baby squillo dei Parioli (all’epoca dei fatti avevano 14 e 15 anni), sono adesso portate avanti per tentare di far luce sulla presunta prostituzione minorile maschile. Nel caso delle ragazzine che si vendevano a clienti della «Roma bene» , gli appuntamenti venivano fissati o attraverso alcuni degli imputati condannati, che si occupavano di prendere contatti con i clienti, oppure tramite internet. Proprio i clienti alcuni giorni fa hanno chiesto di patteggiare la pena a un anno di carcere (con pena sospesa) e mille euro di multa. Una strada processuale che permetterà ai quattro clienti di sfuggire al processo (e quindi al pubblico) e che segna il nuovo passo in avanti verso la chiusura di un capitolo estremamente doloroso nella storia recente della Capitale, dopo la condanna in primo grado, con la formula del rito abbreviato, per gli otto imputati del filone principale del procedimento. I quattro adulti che hanno chiesto di seguire il rito alternativo, secondo la procura, erano perfettamente al corrente che le ragazzine erano minorenni. Un patteggiamento che ricalca lapena subita dagli altri due clienti condannati poche settimane fa e che apre la strada nei confronti degli altri indagati. Tra le posizioni al vaglio della procura, anche quella dei clienti che si sono resi conto subito dell’età delle baby squillo e che hanno preferito uscire subito dall’appartamento dei Parioli senza consumare il rapporto sessuale (per loro potrebbe arrivare a breve la richiesta di archiviazione). Poi ci sono quelli che invece sostengono di non essersi resi conto che le ragazzine avevano meno di 18 anni e alle quali hanno consegnato il denaro per un rapporto a luci rosse. Tra i clienti ancora in attesa di una sentenza, ci sono anche il dirigente delle Ferrovie Mauro Fiorani (consorte dell’europarlamentare Alessandra Mussolini) che ha sempre affermato di non aver saputo quale fosse l’età delle ragazze, e Nicola Bruno, figlio del senatore del Pdl, Donato.

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