È inutile girarci intorno: quella del Sinodo straordinario sulla famiglia è una vera svolta su gay e divorziati. La «relatio post disceptationem», ovvero la sintesi della prima settimana di lavori, ha tracciato una linea ben precisa. Ed è quella indicata dal cardinale Kasper nel concistoro dello scorso febbraio, con il chiaro appoggio del Papa, della «comprensione». La «parresia», la franchezza invocata da Francesco nel dibattito dei padri sinodali, ha prodotto infatti un documento, che senza essere definitivo, appare un primo tentativo, per dirla con un detto popolare, di salvare capra e cavoli: va bene l’indissolubilità del matrimonio, però... Ecco, i tanti però pronunciati rischiano di mettere in discussione la credibilità della Chiesa, di annacquare il suo messaggio, di aprire in modo surretizio (meglio ancora, ipocrita) la strada al «divorzio cattolico». In altre parole, a forza di parlare solo di misericordia sembra che si sia smarrito il senso del peccato, al punto che più o meno tutto diventa se non accettabile quanto meno tollerabile, cercando di cogliere elementi positivi anche nelle convivenze, comprese quelle omosessuali. E così, pur ribadendo, bontà sua, che «le unioni tra persone dello stesso sesso non possono essere equiparate al matrimonio fra uomo e donna» e che «non è nemmeno accettabile che si vogliano esercitare pressioni sull’atteggiamento dei pastori o che organismi internazionali condizionino aiuti finanziari all’introduzione di normative ispirate all’ideologia del gender», il documento «prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners. Inoltre, la Chiesa ha attenzione speciale verso i bambini che vivono con coppie dello stesso sesso, ribadendo che al primo posto vanno messi sempre le esigenze e i diritti dei piccoli». Un’apertura senza precedenti, alla luce del fatto che «le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità? Spesso esse desiderano incontrare una Chiesa che sia casa accogliente per loro. Le nostre comunità sono in grado di esserlo accettando e valutando il loro orientamento sessuale, senza compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio?». Il relatore generale, cardinale Erdö, ha spiegato in conferenza stampa che tutto ruota intorno a «identità e dignità della persona, che non sono date dalle sue tendenze sessuali». E il segretario speciale del Sinodo, mons. Forte, ha aggiunto che si tratta di un riconoscimento frutto di «onestà intellettuale e carità spirituale. Mi sembra evidente che le persone umane coinvolte nelle diverse esperienze hanno dei diritti che debbono essere tutelati. Non equiparazione al matrimonio tra uomo e donna - ha aggiunto l’arcivescovo di Chieti - non significa non riconoscere diritti che vanno riconosciuti. È una questione di civiltà». Un’accoglienza che non riguarda solo i gay: «Una sensibilità nuova della pastorale odierna - afferma la relazione - consiste nel cogliere la realtà positiva dei matrimoni civili e, fatte le debite differenze, delle convivenze. Occorre che nella proposta ecclesiale, pur presentando con chiarezza l’ideale, indichiamo anche elementi costruttivi in quelle situazioni che non corrispondono ancora, o non più, a tale ideale». Situazioni che «vanno affrontate in maniera costruttiva, cercando di trasformarle in opportunità di cammino verso la pienezza del matrimonio e della famiglia alla luce del Vangelo. Si tratta di accoglierle e accompagnarle con pazienza e delicatezza». E per finire, i divorziati risposati e la loro possibilità di accedere ai sacramenti. A questo proposito «nel Sinodo è risuonata chiara la necessità di scelte pastorali coraggiose». La relazione sottolinea che «non è saggio pensare a soluzioni uniche o ispirate alla logica del "tutto o niente"». Dunque, prende vigore la cosiddetta «dottrina della gradualità», che nasce con il Concilio Vaticano II e «conferma la visione di un modo articolato di partecipare al "Mysterium Ecclesiae" da parte dei battezzati». Concretamente, riguardo alla partecipazione ai sacramenti, nella «relatio» vengono evidenziate le posizioni contrastanti di quanti sono «a favore della disciplina attuale in forza del suo fondamento teologico» e di quanti invece, e sembrano essere la maggioranza, «si sono espressi per una maggiore apertura a condizioni ben precise quando si tratta di situazioni che non possono essere sciolte senza determinare nuove ingiustizie e sofferenze. Per alcuni l’eventuale accesso ai sacramenti occorrerebbe fosse preceduto da un cammino penitenziale – sotto la responsabilità dal vescovo diocesano –, e con un impegno chiaro in favore dei figli. Si tratterebbe di una possibilità non generalizzata, frutto di un discernimento attuato caso per caso». Ma è altrettanto vero, come ha ribadito il cardinale ungherese, che «l’Eucaristia o si dà o non si dà. Non è che si può decidere di darne solo un piccolo pezzetto». Il dibattito è tutt’altro che concluso. L’approfondimento teologico continuerà nei cosiddetti «circoli minori» e poi ancora nell’intersessione in vista del Sinodo ordinario che si terrà dal 4 al 25 ottobre del prossimo anno sul tema «La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa nel mondo contemporaneo». Con un contributo dei laici, a livello diocesano, che mons. Forte ha auspicato ampio e aperto. Le conclusioni, dunque, sono ancora lontane: «Il documento finale del Sinodo - ha detto il card. Erdö - sarà pubblicato e se non avrà valore impegnativo esso non dovrà tuttavia creare confusione: durante la prossima settimana spero che si migliorerà anche il testo». OMOSESSUALI Il Sinodo esclude la possibilità di equiparare le unioni gay al matrimonio tra uomo e donna ma riconosce che gli omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità e invita all’accoglienza DIVORZIATI Per l’accesso ai sacramenti si ipotizza un cammino penitenziale sotto la responsabilità del vescovo diocesano. Per i casi di nullità è stato suggerito di snellire le procedure UNIONI CIVILI I padri sinodali invitano a cogliere la realtà positiva dei matrimoni civili e, fatte le debite differenze, delle convivenze cercando di trasformarle in opportunità di cammino verso la pienezza del matrimonio APERTURA ALLA VITA Evidenziata la necessità di un linguaggio realista ma con un adeguato insegnamento dei metodi naturali nella riscoperta dell’enciclica di Paolo VI «Humanae Vitae» che sottolinea il rispetto della dignità della persona
FAMIGLIA CRISTIANA
Il Sinodo apre sugli omosessuali: «Hanno doti da offrire». E le coppie di fatto «sono una realtà positiva». UNIONE GAY «Marino registra le mie nozze? Ma è fantastico»
