Cercano di arrotondare la paghetta settimanale spacciando droga agli amici e quando non riescono a saldare il debito si ritrovano a essere picchiati, minacciati e stalkerizzati. Una catena in cui il «pesce» più grande si rivale su quello intermedio, che a sua volta fa pagare un conto salato al «pesce» più piccolo. Sono in forte aumento i casi di minori vittime di episodi di violenze ed estorsioni legati allo spaccio di stupefacenti. Inizia tutto per «gioco»: i teenager comprano piccoli quantitativi di hashish e marijuana che credono di poter rivendere ai compagni guadagnandoci una percentuale. Poi però arrivano ad accumulare debiti di alcune migliaia di euro. Il «gioco» finisce con botte e minacce, anche nei confronti della famiglia. È così che i genitori vengono a sapere che il figlio per hobby fa il pusher. Di casi di questo tipo ce ne sono tanti. A Roma, ad esempio, un 17enne di nome Luca il 5 ottobre 2012 è stato bloccato nel parco in via Millevoi da un ragazzo, tale Andrea, di un anno più grande di lui. Era stato più volte minacciato e molestato dal maggiorenne, che asseriva di vantare un credito di 3 mila euro, come corrispettivo di un quantitativo di droga venduto al minorenne. In quella circostanza, dopo averlo minacciato, lo ha colpito con un casco, strattonato violentemente fino a farlo cadere in terra, per poi colpirlo nuovamente con una testata. Solo l’intervento del compagno della madre del ragazzo ha fermato l’aggressione. «Fatti i ca..i tuoi, tu non c’entri un ca..o. Io ti ammazzo pure a te», avrebbe inveito il giovane contro il compagno della madre, per poi darsi alla fuga. Identificato, il 18enne è stato rinviato a giudizio con l’accusa di minacce e lesioni personali. Quello dello spaccio della droga da parte di adolescenti è un fenomeno in crescita e coinvolge famiglie di tutte le classi sociali. Nel Lazio, dal primo settembre di quest’anno al 25 settembre scorso, sono stati 265 i procedimenti legati al traffico e alla detenzione di sostanze stupefacenti definiti dal Tribunale per i minorenni di Roma. In tutta Italia, sono 147 i minori attualmente reclusi negli istituti penali per questa tipologia di reato, 104 italiani e 43 stranieri. «Il carcere è l’ultima ratio - spiega Serenella Pesarin, direttore generale del dipartimento per il trattamento dei minori nel circuito penale - Siamo riusciti ad abbassare la recidiva adottando misure alternative, come la messa in prova e i collocamenti in comunità. I ragazzi di oggi sono più fragili affettivamente, per questo diventano con più facilità violenti. Con le nuove tecnologie il loro sviluppo cognitivo si è anticipato, mentre lo sviluppo emotivo si è rallentato. Sono due binari sfalzati, per questo il treno spesso deraglia. Il disastro è inevitabile se non ci sono educatori pronti all’ascolto. La verità è che i genitori non vogliono più ascoltare perché costa fatica».
Dallo spinello alle estorsioni
