È stata davvero la «battuta» del giorno. Poco dopo la nota ufficiale del Ministero dei Trasporti che confermava l’impossibilità di inaugurare la prima tratta della linea C della metropolitana capitolina, l’assessore capitolino alla Mobilità, Guido Improta affermava sornione ai microfoni di Radio Città Futura che meriterebbe il «premio Nobel dei trasporti, rispetto a quello che ho trovato; però questo è solo per concludere con un sorriso - ironizza - ci sono state e ci sono delle difficoltà ma siamo determinati con il sindaco di arrivare a conclusione». Un assist troppo gustoso per l’opposizione capitolina che incalza dal «tapiro» suggerito da Tredicine (FI), al premio «delirio» offerto da Ghera (FdI), fino alla richiesta, seria, di Cantiani (Ncd) di un Consiglio comunale straordinario. Tace invece il centrosinistra, alle prese con la gestione dell’ennesima "crisi" mediatica da una parte e dell’effetto politico dall’altra. Il sindaco ha fatto "scudo" sul fidato Improta ma in pochi scommettono, oggi, sul mantenimento dello status quo. Per l’assessore e per i vertici Atac. Mettere solo le imprese sotto accusa infatti risulterebbe un mero escamotage politico. Non a caso in un’affollata assemblea del Pd Atac, autorevoli esponenti romani del partito hanno fatto intendere che si potrebbe andare verso un rimpasto. Al grido "dimissioni" dei dipendenti Atac, sui quali pesa la scure dello stipendio se non arrivano cash almeno 60 milioni di euro, c’è chi ha azzardato il nome di Walter Tocci, "storico" assessore alla Mobilità con Rutelli e che due giorni fa si è dimesso da senatore. Lui, insomma è libero. Il posto in Campidoglio potrebbe esserlo presto.
E l’assessore ironizza: a me il Nobel
