segue dalla prima pagina Queste commissioni, che valutano il diritto di richiedere asilo, ora che passano da dieci a venti. Il bello, o sarebbe meglio dire il brutto - aggiunge Molteni - è che questi soldi sono stati prelevati dal Fondo Espulsioni, rendendo così ancora più difficile espellere dal nostro Paese i clandestini. E un altro particolare grottesco è che per le forze dell’ordine nel 2014 sono stati stanziati appena otto milioni, una vera e propria miseria». Il finanziamento «nascosto» nel decreto approvato dalla Camera (ma che deve ancora passare dal Senato) non ha nulla a che vedere, però, con il soccorso dei disperati nel Mediterraneo, cioè con Mare Nostrum. Per l’operazione varata il 18 ottobre 2013, la Marina Militare ha speso (e continua a spendere) nove milioni al mese, circa 300 mila euro al giorno. Fino ad oggi, quindi, ha sborsato circa 110 milioni. Soldi sottratti all’addestramento e ai costi d’esercizio, che non sono stati mai rimborsati e che continueranno ad essere prelevati finchè l’operazione durerà. Quando sarà pronunciata la parola «fine» è ancora un mistero. Anche se proprio ieri il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha ribadito che la missione umanitaria finirà a novembre e sarà sostituita da una non meglio specificata «Ue Triton». Ma a decidere in merito dovrà essere Palazzo Chigi, che ancora non l’ha fatto. E poi sembra solo una questione di sigle. La sostanza non cambia. Anche l’ipotesi che Mare Nostrum sia sostituita da Frontex Plus, cioè dai «controllori» delle frontiere targati Ue, è peregrina e inesatta. Una bufala, insomma. La Marina ha messo in campo, anzi in acqua, cinque navi (un’anfibia, due fregate e due fra pattugliatori e corvette) e 900 uomini che sono in attività 24 ore al giorno e pattugliano una zona ampia 70 mila chilometri, tre volte la Sicilia per capirci. Inoltre può spingersi anche in prossimità delle acque territoriali libiche. Frontex Plus, invece, dispone di meno mezzi navali, che hanno dimensioni inferiori, e la sua «autonomia» si ferma a trenta miglia dalle coste italiane. Quindi, sicuramente non potrà garantire la salvezza dello stesso numero di vite umane. Senza Mare Nostrum e senza gli uomini e le donne della Marina militare, insomma, le vittime dei viaggi della speranza sarebbero molte di più. E si tratta di numeri che fanno venire la pelle d’oca. Basta pensare che negli ultimi 14 anni sono oltre 23.000 le persone morte nel tentativo di raggiungere il Vecchio Continente e, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), nel 2014 in 3.072 hanno perso la vita in quel cimitero liquido, in quell’enorme bara salmastra che sta diventando il Mediterraneo, il Nostro Mare, appunto. La cartina al tornasole di questa strage continua è il numero di immigrati salvati dalle navi tricolori. Dall’inizio dell’operazione cominciata un anno fa sono state assistite 148.324 persone. Tolti quelli soccorsi dai mercantili, sui mezzi della Marina sono stati imbarcati 93.000 stranieri, il 10% donne e un altro 10% minorenni. Non solo. Sono stati consegnati alla giustizia dai nostri marinai più di 300 presunti scafisti, mentre solo meno di 200 sono stati individuati e arrestati a terra; sono state sequestrate in mare cinque navi-madre (quelle che trasportano i barconi a una certa distanza dalla costa e poi li abbandonano con il loro carico dolente), l’ultima catturata addirittura con l’ausilio di un sommergibile. E ancora. Oltre alla salvaguardia delle vite e all’arresto dei trafficanti d’uomini, la Marina opera un primo screening sanitario a bordo che, in questi tempi di psicosi per Ebola e altre infezioni, come la Tbc, rappresenta un valido deterrente contro la diffusione di epidemie e del crescente panico collettivo. C’è, infine, chi sostiene che Mare Nostrum abbia indirettamente fatto lievitare il numero di migranti in arrivo in Italia, garantendo loro un «comodo» soccorso nel Mediterraneo molto prima di raggiungere le sponde meridionali del Belpaese. È un’osservazione logica ma smentita dai fatti. Il flusso, in realtà, è aumentato a dismisura a causa dello sfaldamento dei regimi in Nordafrica, delle varie «primavere arabe», dell’anarchia crescente in Libia. Il «picco» di crescita (oltre quello del 2011) si ebbe nel marzo 2013. Sette mesi prima dell’inizio di Mare Nostrum. Un dato che, al di là della propaganda politica e delle gonfiature mediatiche, dovrebbe far meditare.
Marina «fregata» per Mare Nostrum
L’operazione umanitaria è già costata 110 milioni di euro mai restituiti Alfano: finirà a novembre. E dopo Frontex Plus spunta la sigla Ue Triton
