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«Rom spavaldi e impuniti. Hanno vinto. Me ne vado»

Il funzionario Federi Freda dopo 7 anni dice addio alla casa di Ponte di Nona. Ma la fuga non è finita

«Rom spavaldi e impuniti. Hanno vinto. Me ne vado»

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Sessantadue metri quadrati nel 2007 a 217.000 euro. Il costruttore illustra i vantaggi di acquistare a Ponte di Nona. Bel panorama, metro in arrivo, strade larghe, i bambini hanno il parco e presto spunteranno anche i campi sportivi. Un quartiere disegnato per giovani coppie in cerca di spazi e aria a una certa distanza dallo smog. Si va. Affare fatto.

Negli anni i giovani che ci credono aumentano e la rabbia di oggi si nutre di quei sogni, non tutti esagerati, che si sarebbero potuti realizzare se non fosse che, fatte le prime amicizie, si spiega il bugiardino con la lista degli effetti collaterali. Primo: i furti negli appartamenti. Sono all'ordine del giorno, meglio mettere le inferriate alle finestre. Ok. Il cielo diventa a quadratini ma è pur sempre lì vicino. Le auto non stanno al sicuro neanche nei box chiusi a chiave. Gomme squarciate e ruberie di piccole cose non fanno notizia e denunciarli non ha scopo. I cassonetti l'Ama non fa in tempo a svuotarli. E chi rovista non ha la buona creanza di lasciare in ordine. Con la preoccupazione cresce la rabbia che diventa odio quando la bidella s’accorge che anche gli zainetti dei bambini a scuola sono violati con la stessa strafottenza. Qualcuno ruba ai bambini delle elementari. Sì pure a loro. Il mercato dell'appropriazione indebita va dagli scarti ai sogni senza una mollica di pietà. Ma il bello deve ancora venire.

C’è un'ora, verso il tramonto, che Ponte di Nona è più dolce. Le montagne della Roma - L'Aquila diventano familiari a chi le guarda dal balcone. Ma c’è un’ora, verso il tramonto a Ponte di Nona che aprire la finestra non si può. Arriva prima la puzza amara e appiccicosa dei copertoni bruciati, poi s’alza il fumo. Le finestre devono restare sbarrate e i bambini chiedono perché. Tieni oggi, tieni domani con la rabbia cresce pure l’odio. Sì quello razziale. Oltre la puzza non se ne va nemmeno il tarlo: perché io vengo punito se sbaglio, perché io pago le tasse anche quando sono troppe, perché, perché? perché! La domanda si fa eco. E cosissia. Gli pneumatici continuano a bruciare e quello che senti nell'aria è che bisogna prendere una decisione. Come ha fatto Federico Freda, funzionario di una grande azienda italiana. Ad aprile ha lasciato la casa acquistata a Ponte di Nona e se ne è andato in affitto in un altro quartiere. La speranza di stare meglio è ancora intatta.

«A novembre nascerà il mio terzo figlio - dice - e sono felice, ma mi fa rabbia sapere che spendiamo ogni anno 24 milioni per i campi rom, gli paghiamo, con i soldi nostri, anche le bollette e loro ci ripagano con una violenza estenuante e quotidiana. Di più ce l'ho con chi gli permette di campare a spese dei romani senza onorare il rispetto della legge. All'inizio, quando mia figlia di otto anni mi chiedeva degli zingari e del perché vivono fuori legge rimanevo sul vago, non passare per razzista. Oggi sa tutto. Gliel’ho spiegato io e glielo ripetono pure a scuola. Ecco da dove parte l'integrazione, vorrei dire al sindaco, dal peso dei reati sulla vita delle famiglie. Certo, aggiungerei per chi crede in una integrazione diversamente possibile, diventa più difficile rimanere se stessi quando il nullatenente presunto che brucia i copertoni ti frega pure il posto all’asilo. Io alla fine mi sono arreso e me ne sono andato da Ponte di Nona. Una scelta pesante e non solo dal punto di vista affettivo».

Federico si è trasferito a Prati Fiscali in affitto. Sorride e colgo uno sguardo rassegnato. Ormai è abituato a pesare i quartieri prima del dopo. Lì accanto, a Ponte delle Valli, il campo nomadi non è il più grande d’Europa ma abusivi ce ne sono. Ogni volta che la municipale si mette all’opera, le macchine bruciano, i furti s’impennano, le scuole si allagano.

I cassonnetti, anche qui, sono un tesoro. Rispetto a Ponte di Nona il valore aggiunto sono le prostitute. Vuoi mettere. Son passati sei mesi dal trasloco. Federico e la moglie hanno ricominciato a sognare. Di emigrare.

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