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«È drammatico non sapere dov’è un parente»

«Non esiste un comune denominatore che lega le storie delle persone scomparse ma ci sono tante cause da differenziare e comprendere». L'onorevole Elisa Pozza Tasca, dopo 8 anni trascorsi in...

«Non esiste un comune denominatore che lega le storie delle persone scomparse ma ci sono tante cause da differenziare e comprendere». L'onorevole Elisa Pozza Tasca, dopo 8 anni trascorsi in Parlamento, ha deciso di usare le sue energie occupandosi di persone scomparse. È stata lei, insieme a tanti altri, a fondare l’associazione Penelope, l’Associazione Nazionale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse. Adesso, tra l’altro, ricopre il ruolo di portavoce nell’associazione Vite Sospese. Onorevole, come mai avete deciso di creare una nuova realtà associativa? «La nuova associazione coinvolge professionisti di alto livello che ricoprono ruoli diversi, capaci di affrontare il fenomeno delle persone scomparse da molteplici punti di vista. Ognuno di noi, per diversi anni, ha maturato esperienze in questo campo». Di cosa vi occupate? «Non siamo esclusivamente un’associazione che si occupa delle famiglie degli scomparsi ma offriamo competenze, momenti di studio e ricerca, forniamo professionalità in grado di elaborare proposte alle istituzioni, al ministero dell’Interno in particolare. Insomma lavoriamo con le famiglie, con le istituzioni e proponiamo nuovi cammini possibili». Lei quando ha iniziato ad occuparsi delle persone scomparse? «Ho conosciuto questo fenomeno grazie a un’esperienza umana. Ero deputata. Durante la mia prima legislatura conobbi i genitori di Milena Bianchi, una ragazza scomparsa nel 1995 in Tunisia. Ho preso a cuore la vicenda, ho vissuto il dramma di una famiglia che non sa dov’è la figlia. Insieme ai genitori di Milena abbiamo viaggiato molto e grazie al mio ruolo istituzionale sono stata in grado di aiutarli. Dopo 2 anni siamo riusciti a riportare a casa il corpo di Milena, la ragazza era morta. Da allora è iniziata la mia battaglia». Cosa accomuna le storie degli scomparsi? «Prima si parlava solo di allontanamento volontario ma era una situazione di comodo, le cause sono tante: suicidi, omicidi, problemi di demenza senile o dissapori familiari. Per questo propendiamo per un approccio multidisciplinare in grado di spiegare le cause di questo fenomeno».

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