Anche le situazioni che non rispondono ai criteri del matrimonio cristiano hanno «elementi validi e importanti di amore vero, anche situazioni imperfette devono essere considerate con rispetto: per esempio, unioni di fatto in cui si conviva con fedeltà e amore, presentano elementi di santificazione e di verità». Se non è una rivoluzione, le assomiglia molto, con tutti i vantaggi e i rischi che comporta. Papa Francesco aveva invitato i partecipanti al Sinodo sulla famiglia ad esprimersi con grande libertà. Ed evidentemente le sue indicazioni sono state prese alla lettera, almeno stando alla sintesi diffusa dalla sala stampa vaticana e al racconto fatto dal portavoce padre Lombardi e dai suoi collaboratori. Sia chiaro: non è in discussione l’indissolubilità del matrimonio ma si comincia a guardare ad altre condizioni con una prospettiva diversa. È anche il senso di un’altra affermazione rilevante, in riferimento all’Eucarestia ai divorziati risposati: «tale sacramento non è il sacramento dei perfetti, ma di coloro che sono in cammino». Il resoconto di padre Lombardi si limita a riferire i temi affrontati, senza indicare da chi siano stati dibattuti ma è chiaro che si spazia senza confini. Dunque molti interventi hanno fatto riferimento a un «rispetto della gradualità: c’è un cammino attraverso cui i fedeli si avvicinano all’ideale della famiglia cristiana». In parole povere, non è tutto da buttare nelle esperienze diverse dal matrimonio cattolico, anche se non significa approvare convivenze e unioni di fatto. Un forte accento è stato posto sulla necessità di una preparazione diversa alle nozze. Un padre sinodale ha detto, con una battuta, che nella vita tutto si prepara tranne il matrimonio. È necessario «essere esigenti per celebrare il matrimonio in chiesa, senza paura». Occorrono dunque «continuità e coerenza» con la formazione dei giovani, con un percorso più serio che non si riduca alla pratica burocratica nell’imminenza del «fatidico sì», perché altrimenti «la conseguenza sono le famiglie che si sfasciano. Ciò che bisogna trasmettere è una visione del matrimonio non solo come un punto di arrivo, ma come un cammino verso una meta più alta, una strada di crescita personale e in coppia». Per puntare a questo obiettivo serve anche un cambio di linguaggio e, in qualche misura, di approccio. In Africa, ad esempio, il carattere sacro del matrimonio è largamente riconosciuto: lì la difficoltà è rappresentata dalla poligamia. In altri Paesi, invece, sono in calo matrimoni e battesimi. Quindi è necessario passare da una «difesa dei valori» a un’«offensiva creativa, speranzosa e fondata sulla bellezza del piano di Dio», anche attraverso un uso più appropriato dei mass media: la loro influenza risulta «a volte invadente, nel presentare ideologie contrarie alla dottrina della Chiesa sulla famiglia e il matrimonio. In questa ottica - è stato detto - i cattolici vanno sì protetti, ma anche preparati meglio: la Chiesa deve offrire il suo insegnamento in maniera più incisiva, presentando la dottrina non come un elenco di divieti, ma facendosi vicina ai fedeli». Dunque ascolto, dialogo, vicinanza alle coppie in difficoltà, preparazione adeguata al matrimonio sembrano le linee guida di questi primi giorni del Sinodo. Che nell’ottica di universalità della Chiesa guarda con attenzione anche alla situazione delle famiglie che vivono in situazione di conflitti. Per questo l’assemblea ha approvato l’invio di un messaggio di solidarietà alle famiglie del Medio Oriente, in particolare dell’Iraq. A questo proposito, il Papa ha voluto che il concistoro del 20 ottobre, già convocato per alcune canonizzazioni, sia dedicato anche ad affrontare la situazione mediorientale alla luce della recente riunione dei nunzi in Vaticano.
«Anche nelle unioni di fatto ci sono elementi positivi»
Andrea Acalia.acali@iltempo.it Anche le situazioni che non rispondono ai criteri del matrimonio cristiano hanno «elementi validi e importanti di amore vero, anche situazioni imperfette devono...
