Gli jihadisti sunniti dello Stato islamico hanno issato la loro bandiera nera nei sobborghi orientali di Kobane, al confine tra Siria e Turchia. La città è ormai da molti giorni teatro di violentissimi scontri tra i peshmerga curdi e i miliziani islamici. La bandiera sventola in una zona vicinissima a quella dei combattimenti, a documentare l'avanzata dell'Isis verso il confine. L’altra notte almeno 20 jihadisti di Isis sono stati uccisi mentre con il favore delle tenebre cercavano di entrare in città. Li hanno fermati i peshmerga curdi dell'Ypg (Unità di Difesa del Popolo, il braccio armato del Comitato Supremo Curdo del Kurdistan siriano), la formazione cui apparteneva anche la donna curda kamikaze, Arin Mirkan, che si è fatta saltare domenica in aria vicino a una postazione di Isis, ed anche la 19enne curda, Ceylan Ozalp, che il 3 ottobre vicino a Kobane si era sparata alla testa con l'ultimo colpo piuttosto di finire prigioniera di Isis. Intanto i genitori del giovane americano ostaggio i jihadisti dell’Isis hanno diffuso alcune foto e parte di una lettera che il figlio ha scritto dalla sua prigionia. Il giovane -un ex soldato americano divenuto operatore umanitario, rapito un anno fa e minacciato nell'ultimo video diffuso dall'Isis di essere il prossimo ostaggio decapitato- dice di aver «paura di morire», ma essere in pace con la sua fede. Peter Kassig, che si è convertito all'Islam, aggiunge che prega ogni giorno. Infine, Reg Henning, fratello del volontario britannico Alan, decapitato da Isis il 3 ottobre, ha chiesto al premier Cameron di inviare truppe di terra in Siria ed Iraq per catturare i «mostri» di Isis che lo hanno ucciso. «Non li troverete sganciando qualche bomba sull'Iraq», ha detto Reg Henning.
La bandiera nera degli jihadisti su Kobane
