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Il nuovo rettore Gaudio: «Così rilancerò La Sapienza»

Le priorità: il rilancio dell'università in Europa, miglioramenti per aule e didattica

Dopo una fumata nera, il ritiro di quattro candidati e una tre-giorni di emozionante sfida a due, alla Sapienza finalmente Habemus Rectorem. Eugenio Gaudio, 58 anni, preside della Facoltà di Medicina, è il Magnifico che guiderà il più grande ateneo europeo nei prossimi sei anni e lo traghetterà, verso l’Europa. Considerato il favorito già in campagna elettorale, il preside di Medicina aveva sbancato al primo turno: 1800 preferenze, alle sue spalle il fisico Giancarlo Ruocco, rimasto poi l’unico sfidante, con 800 voti. Al secondo turno un crescendo incontenibile. Nell’aula magna gremita durante lo spoglio dei voti elettronici, è venuta giù la platea quando è apparso chiaro che Gaudio aveva superato il quorum del 50% più uno. Urla di approvazione, scrosci di applausi e standing ovation finale: Gaudio ha chiuso con 2.547 voti, pari al 59,9% delle preferenze. 1.427 i voti per Ruocco che alla fine si è detto «soddisfatto e pronto a lavorare da subito». Epica l’entrata trionfale del neo-rettore Eugenio Gaudio travolto dai tanti colleghi-elettori e non. Gaudio però il primo abbraccio l’ha riservato a Germana Lancia la responsabile dello sportello disabili che era in prima fila ad applaudirlo Allora come è stata la vigilia? «Tranquilla, ieri sera sono andata a cena con mia moglie» Una marcia trionfale per un medico diplomato al Conservatorio: quale pezzo metterebbe come sottofondo? «Il mio preferito, la polacca eroica in la bemolle maggiore di Chopin». La prima soddisfazione, a caldo? «L’essere stato votato da tanti studenti. Li ringrazio per la grandissima maggioranza. Il loro giudizio è sempre vero» (220 preferenze per Gaudio, 87 per Ruocco ndr ) E ora le priorità che da Rettore vorrà affrontare «Il rilancio della Sapienza in Europa, la semplificazione amministrativa, le facilitazioni per gli studenti, migliorando le aule e la didattica» E per i prossimi anni? «La Sapienza, nonostante tutto, resta la prima università italiana nelle classifiche internazionali. Il problema è che gli atenei si trovano globalmente in basso perché in questo Paese si investe poco nella ricerca. Nonostante ciò quando i nostri laureati vanno all’estero fanno ottimi risultati. I tagli lineari della spending review hanno inciso in maniera pesante sul settore. Serve un piano di investimento pubblico serio sui giovani e la ricerca. Sono sicuro che abbiamo le risorse, l’intelligenza, la volontà e l’entusiasmo per portare avanti la sfida». Strategie per attirare fondi privati? «Come ho scritto nel programma bisogna modificare i regolamenti interni, sfoltire gli elementi di complessità che impediscono l’afflusso di risorse dall’esterno. Un esempio? Qui la Fiat non può finanziare un corso di ingegneria meccanica. Dobbiamo diventare pure un punto di riferimento per i ministeri. E poi incamminarci verso la strada dei fondi europei». L’immagine dell’ateneo da qui al futuro? «Bisogna smetterla con le critiche negative sulla Sapienza, va rimosso questo tipo di approccio, i giovani hanno bisogno di fiducia, ottimismo, lavoro di squadra: ecco l’immagine giusta. Saremo una squadra ampia che copre tutte le aree culturali. Nessuno si deve sentire periferia. La Sapienza è un bene del Paese, è per i nostri figli, tutti devono esserne consapevoli e creare le condizioni per una crescita e una migliore immagine all’estero» Che rettore sarà? «Ovvio, il Rettore di tutti»

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