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Trafficanti di minori scovati da Il Tempo

Quattro egiziani segregarono bambini a Priverno: a rischio processo. Pretendevano denaro per lberarli. L'accusa è sequestro di persona

Trafficanti di bambini potrebbero presto essere costretti a sedere sul banco degli imputati, in un’aula del Tribunale di Roma. Le prove raccolte dalla procura nei confronti delle 4 persone che speculavano sulle vite dei migranti sbarcati in Sicilia, sarebbero così schiaccianti da convincere gli inquirenti a richiedere al gip di procedere attraverso un giudizio immediato. I fratelli Eldesoky, di origine egiziana, insieme al connazionale Ahmed Mohamed Anwar Mansuour e a Yussef Sars, 41enne marocchino, devono difendersi dall’accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione. I quattro infatti «allo scopo di conseguire per sé e o per altri un ingiusto profitto- recita il capo d’imputazione - sequestravano i minori(...) privandoli totalmente della libertà personale, in più luoghi diversi e, infine, nell’abitazione sita nel comune di Piverno», in provincia di Latina. Azit, Ebyd, Elasry e Abdelrazk, 4 minorenni marocchini, erano stati liberati il 24 aprile scorso, dopo essere stati sequestrati e rinchiusi in due abitazioni, sempre a Piverno. In realtà la storia ha inizio in un piccolo villaggio egiziano, nel marzo del 2014, quando i ragazzini avevano deciso di affidare il loro futuro nelle mani di un’organizzazione criminale. Pagando i malviventi, con somme che arrivavavo fino a seimila euro, avevano sognato un domani migliore e per ottenerlo avevano sopportato un viaggio difficile. La speranza li aveva nutriti durante i 15 giorni in cui erano stati segregati in una casa in Egitto, poi durante la lunga traversata a bordo di una carretta del mare che si dirigeva verso le coste sicule. Non si erano arresi neanche quando si trovavano rinchiusi nel centro di permanenza temporanea di Augusta, in provincia di Siracusa, una città dove solo nel 2013 sono sbarcati 1.400 minori stranieri non accompagnati, in fuga da contesti di guerra, violenza e povertà. «Mentre io e i miei amici eravamo in giro - ha raccontato agli inquirenti uno dei minori - Siamo stati avvicinati da due uomini». I due, marocchini, avevano detto ai ragazzi che per evadere bisognava avere molto denaro. I minori possedevano solo il numero di telefono di un parente residente a Milano. «A mio fratello ho passato al telefono uno dei due arabi - ha continuato il ragazzino - ho poi saputo che Nasir (mio fratello, ndr) gli aveva riferito di non aver denaro disponibile per poterli pagare. Loro avevano minacciato di uccidermi se Nasir non avesse pagato». I criminali pretendevano 600 euro per ogni ragazzo. Così li avevano fatti salire su un treno, a Catania, per poi farli scendere a Roma. «Siamo stati raggiunti da un furgone bianco - ha continuato a raccontare il ragazzo - ci hanno rinchiuso nella parte posteriore del mezzo». Erano quindi arrivati a Piverno: «Ci hanno rinchiuso in una casa abbandonata dove siamo stati circa due giorni e due notti». L'appartamento era in via della Stazione 21. I ragazzini non erano stupidi: «Dopo aver rotto una finestra, io e gli altri tre ragazzi - ha raccontato la vittima - abbiamo provato ad uscire ma siamo stati avvicinati immediatamente da altri due egiziani che so essere fratelli. Ci hanno preso e accompagnato in un’altra casa, dove siamo stati chiusi a chiave». L’ultimo appartamento era al numero 5 di via Mazzini, sempre a Piverno. Le minacce si facevano più serie ma Nasir, dopo aver già pagato 2000 euro ai trafficanti, aveva denunciato l’accaduto e così i ragazzini erano stati liberati.

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