Non c’è una «minaccia specifica». Ma su eventuali attentati dell’Isis «l'allerta in Italia è elevata, anzi elevatissima». Lo ha detto ieri il ministro dell’Interno, aggiungendo che ci sarebbero 48 persone, «in qualche modo legate a vario titolo all'Italia in termini di transito o di passaggi vari effettuati nel nostro Paese». A tale proposito Angelino Alfano, che ha parlato a margine della conferenza sulla «Strategia per la sicurezza dell'Ue» che si è svolta oggi al Comitato delle Regioni a Bruxelles ai microfoni di Sky Tg24. Il responsabile del Viminale ha annunciato anche di essere «pronto a presentare al Consiglio dei ministri e al Parlamento alcune norme molto severe» in particolare per colpire i «foreign fighter». A questo proposito, ha concluso il ministro, «è necessario colmare quella lacuna del nostro codice che impedisce di punire chi voglia andare a combattere senza essere il reclutatore». Da parte sua, il direttore del Servizio centrale antiterrorismo della Polizia Lamberto Giannini, riferendosi alle minacce dell?isis che riguardano la nostra Capitale ha sottolineato che «c'e' il massimo impegno per garantire la sicurezza di Roma». Che la minaccia è alta lo ha riconosciuto pure Claudio Galzerano, direttore della Divisione antiterrorismo internazionale dell’Ugigos: «La crisi siro-irachena ha aperto scenari nuovi e nuovi rischi, e contro questi ci siamo abbondantemente attrezzati», ha affermato, sostenendo che sono circa 50 gli italiani partiti per combattere con l'Isis: «Abbiamo un conto preciso», riferisceGalzerano. «Nella comunità della sicurezza italiana - assicura - c'è un'ottima osmosi tra il lato intelligence e il lato del "law enforcement", delle forze di polizia: grazie a questo è stata creata una lista consolidata che ci permette di conoscere esattamente le dimensioni del fenomeno in tutte le sue sfumature: tra tutte le persone coinvolte siamo al di sotto delle 50». Dall'avvento del califfato nero, ha proseguito, «l'impegno è stato massimo», ma «oggi siamo molto più attenti a determinate fenomenologie come quello del reducismo: il fatto che combattenti partiti dall'Europa possano fare nuovamente ingresso nel territorio di Schengen è una problematica alla quale sta cercando di rispondere l'Europa intera e in primis l'Italia, che ha la presidenza dell'Ue». Intanto in Iraq e in Siria la battaglia continua. Sette miliziani dello Stato islamico sono rimasti uccisi ieri nella provincia di Kirkuk, nel nord dell'Iraq, a seguito di una serie di attacchi aerei degli Stati Uniti contro posti di controllo dei qaedisti. E almeno 60 miliziani hanno perso la vita a Jurf al Sakhar, a nord di Babilonia, in un raid aereo condotto dall'aviazione irachena. E, mentre continua l’attività iniziata due giorni fa dai piloti britamnnici, i caccia Usa e dell'alleanza internazionale hanno colpito il più importante sito di gas in mano ai miliziani nella zona di Deir Ezzor, nella parte orientale della Siria. Il raid è stato lanciato alla mezzanotte di domenica contro il giacimento di Kuniko. Sono state colpite anche postazioni intorno alla città di al Raqqa e nella provincia di Aleppo. Ma i jihadisti non sembrano temere troppo i bombardamenti. I raid aerei «non possono fermarci», ha affermato, in un'intervista alla Cnn, un miliziano dell’Isis in Siria, il 28enne Abu Talha. «Eravamo pronti da tempo (agli attacchi), sappiamo che le nostre basi sono conosciute, poiché ci localizzano con radar e satelliti e quindi abbiamo luoghi di riserva», ha sottolineato.
Alfano: leggi dure contro i jihadisti nostrani
Il ministro dell'Interno: 48 i miliziani Isis passati dall'Italia. "Non ci sono minacce specifiche, ma l'allerta per noi è elevatissima"
