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«Non lo sopprimete Lo rieduchiamo noi»

Pronti ad occuparsi del cane nell’eventualità che venga lasciato dai padroni e si decida di sopprimerlo. È la posizione di quelli dell’Enpa (Ente nazionale della Protezione Animale) preoccupati del...

Pronti ad occuparsi del cane nell’eventualità che venga lasciato dai padroni e si decida di sopprimerlo. È la posizione di quelli dell’Enpa (Ente nazionale della Protezione Animale) preoccupati del destino del lupo di Fiano Romano. «Quello che è successo è una tragedia enorme - dice Carla Rocchi presidente nazionale Enpa - e non vogliamo che a questa si aggiunga un altro tragico evento. Il cane di Fiano si trovava in un recinto ed essendo un animale da guardia probabilmente in quel momento ha fatto soltanto quello che sa fare e cioè difendere il territorio. Non conosciamo bene il suo trascorso. L’epilogo è atroce ma siamo contrari alla soppressione perché convinti che tutti i cani possano essere rieducati». Naturale che ci sia sgomento perché una bambina di 3 anni è morta dopo essere stata azzannata dal pastore tedesco di casa di cui si fidava. Ma, insiste la Rocchi, il cane va salvato. «Proviamo dolore e sgomento per la tragedia, esprimiamo tutto il nostro cordoglio alla famiglia della piccola - spiega il presidente Enpa - ma siamo fiduciosi che la Procura di Rieti, che come atto dovuto ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e omessa vigilanza di minore, chiarisca la dinamica di questo terribile incidente. L'Ente Nazionale Protezione Animali, respingendo ogni ipotesi di abbattimento dell'animale, è fin da ora disponibile a offrire il proprio supporto e la propria collaborazione per la gestione del pastore tedesco». Non sarebbe la prima volta, questa, visto che l’Enpa si è occupata spesso del recupero e rieducazione di cani aggressivi, mordaci, soggetti considerati "a rischio" e per certi versi spacciati,irrecuperabili, borderline. Ad esempio a Torino esiste la clinica degli ex combattenti. «Un progetto che mira al recupero e reinserimento nella vita sociale dei cani da combattimento - dice Carla Rocchi - Anche loro che provengono da un’esperienza devastante di violenza e soppraffazione grazie a terapie adeguate possono cambiare. Da tempo ci occupiamo dei combattenti sequestrati il cui destino altrimenti sarebbe segnato. Una volta rieducati trovano facilmente una famiglia che li accoglie e tornano a nuova vita, senza più mostrare alcuna aggressività». Si tratta di pitbull, doghi argentini, molossi allevati fin da piccoli all’aggressività, per uccidere. Hanno passato gran parte dell’esistenza legati alla catena tra un combattimento e l’altro. Mai una carezza, solo maltrattamenti. «Eppure se trovano qualcuno che si prende veramente cura di loro scatenano un’adorazione per lui». Anni fa l’Enpa «recuperò» anche il branco-killer di Scicli che aveva azzannato a morte un bambino e ferito una turista. Quindici cani meticci che trascorrevano la loro esistenza odiati dalla popolazione del paese, affamati e maltrattati. Dovevano essere eliminati. Nessuno li voleva più vedere quei randagi pulciosi. Invece sono stati accolti in un ricovero dell’Enpa a Novara e per i cani della contrada Pisciotta «è cominciata una seconda vita».

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