Dopo poco più di due ore dalla telefonata anonima che avvertiva i carabinieri di un ordigno all'interno di Palazzo Marino che ospita l'Amministrazione comunale di Milano, gli artificieri non hanno trovato nulla. E' stata infatti una chiamata anonima ricevuta dai carabinieri alle 12.40 di stamattina a provocare l'evacuazione del palazzo, del sindaco Giuliano Pisapia e dei circa 200 dipendenti. A riferirlo gli stessi carabinieri, smentendo la versione poco credibile che circolava, secondo la quale l'allarme sarebbe stato diramato dalle voci sentite su un autobus da una testimone. Dopo l'allarme è scattato il normale protocollo di sicurezza ed evacuazione. Allarme bomba rientrato. Le ricerche portate avanti dai Carabinieri con l'ausilio dell'unità cinofila, a seguito di segnalazione di un ordigno all'interno dell'edificio, hanno, infatti, dato esito negativo. Ai circa 200 dipendenti del Comune di Milano, ma anche agli assessori e ai consiglieri comunali che si trovavano ad attendere in piazza della Scala, è stata quindi consentito di tornare al proprio posto di lavoro. I precedenti: esplosioni nell'80 e nel '97. In passato si sono già registrati numerosi allarmi bomba, molti dei quali rivelatisi fortunatamente infondati. Due, invece, gli episodi che hanno fatto più recentemente paura in piazza della Scala: il primo risale al 30 luglio del 1980 quando un ordigno esplose nella notte in piazza San Fedele, sul retro dell'edificio, e l'attentato fu rivendicato da "gruppi armati per il contropotere territoriale". Alla vigilia del 25 aprile del 1997, una seconda bomba deflagrò all'alba sotto la finestra del primo piano, sempre dalla parte di piazza San Fedele, devastando una parte dell'aula consigliare. In quella circostanza, l'atto fu rivendicato da Azione Rivoluzionaria.
Allarme bomba a Milano. Anzi no
Evacuato Palazzo Marino, sede del Comune. I controlli scattati dopo una telefonata anonima ma gli artificieri non trovano nulla
