Gentile direttore, paghiamo lo scotto di una missione di "pace". Quella che nelle nostre case è paragonabile al disastro dopo una guerra. Abbiamo perso ogni entusiasmo, i nostri giorni trascorrono sempre uguali. Le notti sono interminabili, accompagnate dal rombo assordante del motore di un C130. Un’ossessione che finirà con la nostra morte. La perdita di un figlio è un dolore che lacera e non fa differenza per chiunque la subisca. L’unica cosa che ci differenzia è un Afghanistan che non abbiamo chiesto. Qualcuno dovrà pur ricordarsi di questo? Uno show durato 3 giorni dopo di che, via via, hanno dimenticato la tragedia che ci ha colpito per l’onore di questa Italia. Hanno sottovalutato che esistono dei fratelli, sangue di quel sangue. Ragazzi giovanissimi a cui hanno mozzato le ali di una gioventù che non si ripeterà. Io li definisco amputati. Siamo costretti ad elemosinare telefonate, con risposte di promesse vane o, peggio, non risposte. Ci parlano di crisi, deficit. Come si fa a parlare a noi di deficit? Ho chiesto un appuntamento al presidente Matteo Renzi. Sì signora, certo signora, invii un fax. Sono passati circa 2 mesi! Siamo stanchi di queste prese ingiro. Forse sperano di prenderci per stanchezza. Ma noi non molleremo. Non ci servono i "mi dispiace". Hanno riempito i cimiteri dei loro "mi dispiace". Vorrei che questi signori sapessero che le nostre giornate trascorrono davanti alle lapidi di figli che, non fossimo noi ad onorarli, sarebbero abbandonati. Vogliamo risposte pratiche, vogliamo che la gioventù colpita da queste tragedie sia considerata e non abbandonata! Sono il proseguimento di quel tanto sangue versato per questa Italia, che non può far finta che non sia accaduto nulla!
Il governo ascolti il nostro grido di disperazione
di Anna Rita Lo Mastro, madre di David Tobini caduto in Afghanistan il 25 luglio 2011