Cinquantatre lapidi. Un cimitero «diffuso» che va da Nord a Sud. Sono i militari italiani caduti in Afghanistan dal 2004 a oggi. Dieci anni di lutti. Per qualcuno, ormai, sono solo un elenco di nomi e date. Ma per 53 famiglie italiane, per i loro parenti, per i loro amici sono una ferita aperta che continua a sanguinare. Perché è difficile dimenticare quando ti portano via per sempre il sorriso di un figlio, di un marito, di un fratello, di un padre. Lo racconta bene, nella lettera che pubblichiamo, Anna Rita Lo Mastro. Quando le parliamo al telefono capiamo subito quanto il ricordo di quel terribile giorno sia vivo. La prima cosa che fa, infatti, è «qualificarsi»: «Sono Anna Rita Lo Mastro, madre del parà della Folgore David Tobini morto a Bala Murghab, Afghanistan, il 25 luglio 2011». È il giorno in cui è iniziato il calvario. Un calvario che recentemente si è arricchito di un nuovo capitolo. Tutto inizia quando la signora decide di scrivere alla Regione Lazio. Una legge dello Stato, infatti, tutela i familiari dei caduti con l’esenzione dal pagamento del ticket sanitario. Lei ne gode, ma Giorgio, il fratello di David, no. La legge infatti prevede che il «beneficio» valga per «coniuge e figli o, in mancanza dei predetti, per i genitori». Anna Rita sa che alcune Regioni hanno comunque esteso l’esenzione. «Dopotutto - sottolinea - anche loro sono delle vittime. Il dramma che li ha colpiti li accompagnerà per tutta la vita!» Scrive, e la Regione Lazio risponde. Le lettera, però, è una doccia fredda. È vero, rispondono dalla Pisana, le Regioni possono prevedere «l’eventuale integrazione ed estensione con propria normativa». Purtroppo, però, il Lazio è sottoposto al cosiddetto «"piano di rientro dal deficit"». Tradotto: non abbiamo i soldi per coprire la spesa quindi dobbiamo dirle di no. Ma Anna Rita non è sola. «Sono Rosa Papagna - è la risposta ad un’altra telefonata - madre del caporal maggiore scelto Positano Francesco Saverio morto il 23 giugno 2010 in Afghanistan (aveva 29 anni ndr )». Rosa vive a Foggia. Suo figlio era sposato. La nuora ha diritto all’esenzione. Lei, il marito e il figlio Marco, fratello di Francesco, no. «Non possono esserci vittime di serie A e vittime di serie B - dice con la voce quasi rotta dal pianto -. Lo Stato non ci riconosce, non abbiamo alcun diritto e, soprattutto, lo Stato non ci ascolta. Ma riescono a immaginare il nostro dolore? Ci dicono che in Parlamento è ferma una legge che modificherà questa situazione. Si mettano una mano sulla coscienza. Si decidano a cambiare le cose». E poi c’è chi, quasi per miracolo, ce l’ha fatta. Dora è la mamma del caporal maggiore Alessandro Di Lisio, anche lui parà, morto in Afghanistan il 14 luglio 2009 a 25 anni. Vive a Firenze anche se la famiglia Di Lisio è originaria di Campobasso. Lì vive ancora una sorella di Alessandro, mentre l’altra sta in Toscana. «Quando abbiamo parlato la prima volta con gli Affari Generali dello Stato Maggiore dell’Esercito - racconta - ci hanno detto che i fratelli erano esclusi da questa estensione. Poi mia figlia ha fatto domanda alla Asl di Firenze e gliel’hanno concessa». «Visto il precedente - prosegue - anche l’altra mia figlia, che vive a Campobasso, ha fatto domanda. Stiamo aspettando la risposta, so che le due Asl si sono sentite, non voglio pensare che le diranno di no». Dora non vuole pensarlo ma il dubbio, purtroppo, c’è. E, soprattutto, c’è una domanda sospesa. «Ho saputo questa cosa dell’esenzione - riprende - parlando con altri fratelli e genitori di caduti che l’avevano avuta. Le pare possibile? Le pare possibile che siamo noi a dover chiedere? A noi nessuno ha chiesto se volevamo mandare i nostri figli in Afghanistan. Non abbiamo bisogno di elemosine, se c’è una legge, un diritto, voglio che mi sia riconosciuto. Qui non ci sono eredi, parenti. Qui si sono famiglie rovinate». Famiglie che hanno impresso nella memoria, per sempre, il giorno in cui la vita è precipitata nel buio. Mentre altri, dopo le parate e le frasi di rito, hanno dimenticato in fretta.
A te sì, a te no. La beffa di Stato sul ticket ai parenti degli eroi
LA LETTERA Il governo ascolti il nostro grido di disperazione
