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La Scozia dice «no». Cameron: entro gennaio più autonomia

Massimiliano Vitelli I sogni muoiono all'alba. Dopo una notte passata in fibrillazione, aspettando gli esiti delle votazioni sul Referendum Consultivo che avrebbe potuto cambiare la storia della...

I sogni muoiono all'alba. Dopo una notte passata in fibrillazione, aspettando gli esiti delle votazioni sul Referendum Consultivo che avrebbe potuto cambiare la storia della Scozia e di tutto il Regno Unito, gli indipendentisti si sono dovuti arrendere. L’annuncio del risultato definitivo (55% No, 45% Yes), dato in diretta tv dal funzionario incaricato di coordinare le operazioni di voto Mary Pitcaithly, ha solo certificato la sconfitta. Già nelle prime ore dopo la chiusura dei seggi, infatti, gli «Opinion poll», basandosi su un campione limitato, avevano di fatto archiviato l'ipotesi della secessione per la nazione in kilt. Addio all'indipendenza, Nessy resta britannico. Ora avanti con la devolution. Esulta «Better together», il movimento a sostegno del «No» guidato da Alistair Darling, membro dei Labour ed ex-tesoriere di Sua Maestà. Respira David Cameron, che ha rischiato di dover iscrivere il suo nome in calce all'ultima pagina del Regno Unito. «Era un passo di democrazia che andava fatto. Ma uniti siamo migliori» - ha dichiarato dal numero 10 di Downing Street. Passata la paura, il premier britannico ha confermato che entro gennaio sarà approvato il pacchetto di leggi-devolution per la Scozia promesso prima del referendum, aggiungendo che il suo governo lavorerà per garantire maggior autonomia anche alle altre regioni del Regno: Inghilterra, Irlanda del Nord e Galles. Reazione d'orgoglio, invece, dello sconfitto Alex Salmond, Primo Ministro scozzese. «La Scozia ha deciso a maggioranza di non diventare per il momento un paese indipendente - ha dichiarato il numero uno del parlamento semi-autonomo di Holyrood e leader di "Yes Scotland" - Accetto il verdetto del popolo. Ma mi dimetto». Spettatrice interessatissima della consultazione popolare tenutasi nella patria del whisky, la Spagna. La vittoria degli unionisti scozzesi non mina le aspirazioni della Catalogna, attesa alle urne per il suo referendum sull'indipendenza il 9 novembre. «È importante che un Paese dell'Ue abbia accettato di tenere un referendum» - ha dichiarato Artur Mas, Presidente della Generalitat catalana, in una conferenza stampa a Barcellona. Il governo spagnolo, infatti, ritiene illegittima (e quindi priva di effetti giuridici) l'ormai imminente consultazione in Catalogna.

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