Tredici milioni di euro di beni - tra case da mille e una notte, conti correnti, società e automobili - confiscati in via definitiva ad Angelo Balducci, l’ex numero uno dei lavori pubblici protagonista, secondo l’accusa, del «sistema gelatinoso» creato per veicolare gli appalti multimilionari legati ai grandi eventi (come i 150 anni dell’unità d’Italia, i mondiali di nuoto a Roma del 2009 e il G8 della Maddalena) alle società amiche, riconducibili in massima parte alla galassia appartenuta all’imprenditore Diego Anemone. Una confisca a suo modo storica quella che la sezione misure di prevenzione del tribunale di Roma ha certificato ieri, visto che per portare a termine il provvedimento, il Tribunale ha utilizzato una norma - quella emanata nel 2011 e legata alla pericolosità sociale dell’indagato e al fatto che lo stesso indagato, Balducci in questo caso, sia «abitualmente dedito a traffici delittuosi o che viva abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose» - che prima di ieri, era utilizzata unicamente per sottrarre i patrimoni illecitamente accumulati da personaggi legati al crimine organizzato. Una novità che, storia di una manciata di mesi addietro, all’epoca del sequestro preventivo degli stessi beni, lo stesso Procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone aveva sottolineato durante una breve conferenza stampa. E d’altronde, della pericolosità sociale di Balducci, sono piene le carte che sanciscono la confisca definitiva del patrimonio: «la pericolosità sociale di Balducci - scrivono i giudici nel provvedimento - è generata dalla sistematica commissione di reati di corruzione propria, a far data dall’anno 1999 essendone derivato un rilevantissimo illecito arricchimento patrimoniale, in tal senso dovendosi ricomprendere il preposto nelle categorie normative di coloro che siano ìabitualmente dediti ai traffici delittuosi». Le indagini svolte in tema di appalti per i grandi eventi - scrivono ancora i giudici nelle oltre 200 pagine di provvedimento - hanno infatti portato alla luce un esteso e collaudato sistema di corruzione al vertice del quale si poneva, con funzioni indiscusse di capo e di punto di riferimento di ogni decisione, Angelo Balducci». Pericolosità sociale che, secondo i giudici, si manifesta inoltre «con il fatto che Balducci ha per molti anni professionalmente e stabilmente usato a fini criminali la sua pubblica funzione; con la manifesta disponibilità di Balducci a delinquere ed a fare mercimonio della pubblica funzione propria e degli altri sodali nonostante il reddito rilevantissimo; dell’assenza di qualunque scrupolo o resipiscenza in un contesto di degrado morale che contrasta in modo eclatante con i doveri di un pubblico funzionario di così alto livello; dell’organizzazione di un vero e proprio sistema corruttivo per la gestione deviata di appalti pubblici di grandissimo rilievo con il coinvolgimento di esponenti di Governo, della politica, della pubblica amministrazione e delle forze di sicurezza di massimo rilievo e con la complicità di importanti imprenditori nazionali». Un provvedimento dai toni durissimi (eseguito dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardi di Finanza di Roma) a cui si aggiunge la pena accessoria della sorveglianza speciale per la durata di tre anni e dell’obbligo di soggiorno nella capitale per la stessa durata per l’ex dominus incontrastato del sistema dei lavori pubblici in Italia. Tra i numerosi beni sottratti in via definiva a Balducci e alla sua famiglia, risultano appartamenti a via Latina, in via Bobbio e in via della Mura Latine; e ancora fabbricati e palazzi a Sappada, nella provincia di Belluno e nella provincia di Pesaro Urbino, oltre al casale lussuoso con piscina e ettari di terreno annessi a Montepulciano, in provincia di Siena.
Confiscati a Balducci beni di lusso per 13 milioni
Case, quote societarie, conti correnti e auto
