Alcuni condannano l’Isis, altri non rispondono. Altri ancora sono irrintracciabili. Qualcuno, invece, dice anche di non capire l’italiano. Sono le contraddizioni e le spaccature dell’Islam nostrano che, nonostante la guerra combattuta in nome e per conto del proprio credo, non riescono ad esprimere una voce univoca di condanna nei confronti dell’Isis e di tutto ciò che esso rappresenta. Delle oltre 800 associazioni culturali e moschee sparse sul territorio italiano, siamo riusciti a rintracciarne telefonicamente solo alcune. La possibilità di parlare con l’imam di turno, poi, è abbastanza remota. Tranne che nei 165 luoghi di culto aderenti all’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche d'Italia, nelle altre moschee è difficile riuscire ad intervistare un responsabile, impossibile l’imam. Su 25 associazioni, non legate all’Ucoii, di cui siamo riusciti a trovare un contatto, 5 hanno risposto al telefono e solo 2 alla nostra domanda: «Qual è la posizione della vostra moschea rispetto a quanto accade in Iraq e in Siria e sull’operato dell’Isis?» Varie le motivazioni del silenzio: «L’imam non c'è», «L'Imam non parla con la stampa», «L'Imam non parla italiano». GRANDE MOSCHEA Cominciamo dalla Grande Moschea di Roma. Dalla segreteria ci fanno sapere che l’imam Mohamed Hassan «non parla con la stampa» e in ogni caso «non risponde a domande di questo genere in maniera diretta«. Il rappresentate delegato a rilasciare dichiarazioni per conto della Grande moschea è «momentaneamente fuori dall’Italia. In ogni caso sul profilo Facebook sono pubblicati i sermoni dell’imam in cui esprime piena condanna» per le violenze perpetrate dall’integralismo, ritenendo tutto ciò inammissibile. VIALE JENNER «Noi condanniamo qualsiasi atto in cui si ammazzano persone innocenti». È la risposta da Milano di una voce dall’altra parte del telefono che, però, non vuole qualificarsi. Possiamo parlare con l’imam? «No, l’imam non parla con la stampa. Parlo io perché sono il responsabile dell’istituto». Qual è il suo nome?, chiediamo. «A lei non interessa il mio nome». Insistiamo: ci spieghi almeno qual è la posizione della moschea di viale Jenner rispetto a quanto accade in Iraq e in Siria? «Si tratta di questioni politiche che a noi non interessano». Quindi condannate il progetto del Califfato? Dall’altra parte il silenzio e poi la telefonata si conclude senza risposta. L’IMAM NON C’E’ Non va meglio a Latina. Qual è la posizione della vostra moschea rispetto quanto accade in Iraq e in Siria e sull’operato dell’Isis?, domandiamo al centro islamico. «L’imam non c’è, non c’è nessuno. Riprovi magari la prossima settimana». ISIS CRIMINALE Proseguiamo a Firenze. Qui il centro islamico ha una posizione decisa. «La nostra condanna alle morti di persone innocenti è totale. Chi opera è un gruppo di criminali. Chi uccide una persona uccide tutta l’umanità». A parlare è l’imam Ezzedin Elzir, presidente anche dell’Ucoii, che accetta di parlare e rispondere alle nostre domande. Qual è la posizione della vostra moschea rispetto a quanto accade in Iraq e in Siria? «Quello che sta accadendo a causa dall’Isis è condannato da tutti i musulmani. Nessuno li giustifica. Il mondo islamico si è già espresso contro quello che sta accadendo». MEGLIO NON PARLARE A Roma invece è difficile capire la posizione dell’associazione culturale islamica Bangladesh-Italia. Quanto accade in Iraq e in Siria non sembra interessare più di tanto. «Non c’è nessuno. Quando hai tempo vieni in moschea». Secca la risposta, sempre a Roma, dell’associazione Masdjid Al Aksa Jame: «L’imam non c’è, prova più tardi». È SOLO GUERRA Ci riproviamo, questa volta alla Casa della Pace. «Noi condanniamo tutto quello che sta accadendo in Iraq e in Siria». Sono le parole di Assem Migahed, portavoce della moschea capitolina. E l’Isis? «Sono cose che non hanno nulla a che fare con la religione. Riguardano l’economia e la guerra: interessi più grandi a livello ideologico e politico. Questo gioco non deve essere seguito e noi musulmani dobbiamo dimostrarlo anche dall’Italia. Noi organizziamo visite in tutte le moschee proprio per invitare i fedeli alla riflessione». MUSULMANI SICILIANI «Siamo chiamati a rispondere di cose che stanno accadendo a migliaia di chilometri da noi e che non hanno nulla a che fare con l’Islam». Kheit Abdelhafid, imam della moschea più grande del Sud Italia, quella di Catania, accetta di parlare con noi e prende le distanze dalla deriva fondamentalista dell’Isis. Cosa ne pensa dunque dell’operato dell’Isis? «In un comunicato ufficiale abbiamo già espresso la nostra piena condanna. Quello che sta accadendo non c’entra con l’islam». LADRI E FARABUTTI «Abbiamo già espresso la nostra ferma condanna a tutto quello che sta accadendo, sin dall’inizio», interviene l’imam di Verona, Mohamed Abdeslem Guerfi. Quindi, riproviamo per l’ennesima volta, qual è la posizione rispetto a quanto accade in Iraq e in Siria e sull’Isis? «Noi siamo contro il Califfato e contro l’Isis. È un gruppo di farabutti, ladri e opportunisti nati dal nulla e che sta facendo solo disastri. Non fanno parte neanche dei Sunniti come vogliono far credere. L’Islam non invita ad ammazzare il prossimo». In Italia secondo lei corriamo dei rischi? «Non credo che in Italia ci sia un allarme, ma bisogna comunque tenere gli occhi aperti. In tutto questo va bene il lavoro che stanno facendo le forze dell’ordine».
«Scusi, imam, condanna l’Isis?» E nelle moschee scese il gelo
Un viaggio all'interno del mondo musulmano. Un'inchiesta che si fa spazio tra le i luoghi di culto islamici
