Quanto danno fastidio ai mercanti di morte le parole di Papa Francesco? Quanto pesano le sue denunce contro la guerra e le persecuzioni dei cristiani? Senza dubbio, per i fondamentalisti islamici sono fumo negli occhi e il Pontefice è un nemico dichiarato. Di più: un possibile obiettivo di un’azione terroristica. Ne è convinto anche l’ambasciatore iracheno presso la S. Sede, Habeeb Al Sadr, secondo il quale per gli analisti di Baghdad è plausibile che l’Isis pianifichi un attentato contro Francesco e ne avrebbe parlato in Vaticano. Il direttore della Sala stampa padre Lombardi, però, non si mostra allarmato: «Non ci risulta nulla di particolare - risponde a una domanda precisa - Siamo tranquilli e procediamo normalmente». Del resto, già nelle scorse settimane, come pubblicato da Il Tempo il 25 agosto, l’intelligence italiana e i servizi israeliani avevano avvertito che nel mirino dell’Isis c’è «anche Papa Francesco, massimo esponente della religione cristiana, in quanto portatore di false verità». Ma la linea di condotta del Pontefice non cambia. Nessuna precauzione particolare, il contatto diretto con le persone resta imprescindibile. Così come la chiarezza estrema nelle sue parole. La riprova, ancora una volta, è arrivata ieri nella breve visita in Friuli per il centesimo anniversario dell’inizio della Prima Guerra mondiale. Una viaggio durante il quale non c’è stato il consueto bagno di folla soltanto perché il Papa ha voluto dare un taglio penitenziale alla giornata. Per questo l’immagine più emblematica resta probabilmente quella di Francesco raccolto in preghiera, in perfetta solitudine, tra le tombe del cimitero austro-ungarico a Fogliano di Redipuglia. Poi la Messa celebrata nel Sacrario che custodisce le salme di oltre 100.000 caduti italiani (di cui 60.000 ignoti) con i cardinali Schönborn, arcivescovo di Vienna, e Bozanic', arcivescovo di Zagabria, e con numerosi vescovi provenienti da Slovenia, Austria, Ungheria e Croazia e dalle diocesi del Friuli, oltre agli Ordinari e ai cappellani militari. «La guerra è una follia - ha detto il Papa senza mezze misure - Mentre Dio porta avanti la sua creazione, e noi uomini siamo chiamati a collaborare alla sua opera, la guerra distrugge. Distrugge anche ciò che Dio ha creato di più bello: l’essere umano. La guerra stravolge tutto, anche il legame tra i fratelli. La guerra è folle». Francesco ha individuato in «cupidigia, intolleranza, ambizione al potere» i motivi «che spingono avanti la decisione bellica», anche dietro la giustificazione ideologica. «E quando non c’è un’ideologia - ha aggiunto - c’è la risposta di Caino: "A me che importa?". "Sono forse io il custode di mio fratello?". Sopra l’ingresso di questo cimitero, aleggia il motto beffardo della guerra: "A me che importa?"» ha continuato il Pontefice, ricordando i sogni e le vite spezzate di tanti caduti «perché l’umanità ha detto: "A me che importa?". Anche oggi, dopo il secondo fallimento di un’altra guerra mondiale, forse si può parlare di una terza guerra combattuta "a pezzi", con crimini, massacri, distruzioni. A essere onesti, la prima pagina dei giornali dovrebbe avere come titolo: "A me che importa?"». Una denuncia diretta degli interessi che stanno dietro i mille conflitti disseminati nel mondo: «Anche oggi le vittime sono tante - ha ricordato il Papa - Come è possibile questo? È possibile perché anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, c’è l’industria delle armi, che sembra essere tanto importante! E questi pianificatori del terrore, questi organizzatori dello scontro, come pure gli imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: "A me che importa?"». Un’omelia conclusa con l’appello alla conversione del cuore: «L’umanità ha bisogno di piangere, e questa è l’ora del pianto». Il Papa ha poi donato la lampada «Luce di San Francesco» simbolo di pace, non solo a vescovi e ordinari militari ma anche al capo di stato maggiore Binelli Mantelli ed altri alti ufficiali italiani e dei paesi vicini, oltre ad alcuni imam, rabbini e al duca Amedeo D'Aosta. Al Pontefice è stato donato il foglio matricolare del nonno, Giovanni Bergoglio, che ha combattuto sul Piave.
«Il Vaticano nel mirino dei terroristi»
Il Pontefice obiettivo degli estremisti secondo l’ambasciatore di Baghdad Francesco a Redipuglia condanna i trafficanti d’armi: la guerra è una follia
