Via libera alla produzione (e non solo all’uso) della cannabis per finalità terapeutiche. Una svolta che consentirà a tantissimi pazienti (e non solo alle poche decine di oggi, peraltro dopo una farraginosa procedura burocratica) di usufruire della «terapia del dolore» e degli altri effetti benefici della cannabis. «È stata dura ma ce l’abbiamo fatta. Il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha dato il suo immediato consenso ed è di queste ore il tanto atteso parere favorevole da parte del ministero della Salute», esulta Luigi Manconi, che saluta quella che definisce «una buona notizia, finalmente, per quanto riguarda la cannabis terapeutica». Manconi ricorda che «nel gennaio scorso proposi con un disegno di legge, con una conferenza stampa e quindi con un convegno dal titolo "La cannabis fa bene, la cannabis fa male", che fosse lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze l’azienda pubblica, di diretta dipendenza dal ministero della Difesa, a produrre i farmaci cannabinoidi». Il presidente della commissione Diritti umani di Palazzo Madama aggiunge che «la vicenda è sommamente istruttiva: ci sono voluti ben sette anni perché un farmaco, capace di ridurre il dolore dei pazienti e di intervenire sui sintomi di numerose patologie, venisse sottratto all’interdizione ideologica e morale di un tabù oscurantista, privo di qualunque fondamento scientifico e di qualunque argomentazione razionale». «L’utilizzo di questi farmaci - ricorda ancora Manconi - è consentito nel nostro Paese dal 2007, eppure, nel corso del 2013 appena qualche decina di pazienti ha potuto farvi ricorso. Ciò a causa di una procedura lenta e farraginosa che prevede il seguente percorso: medico curante, farmacia ospedaliera, ministero della Salute, ancora farmacia ospedaliera, quindi importazione e infine paziente. L’acquisto all’estero di questi farmaci comporta tempi infinitamente lunghi per la loro disponibilità e costi abnormi per singolo prodotto. E questo ha fatto sì che a tutt’oggi non una sola azienda farmaceutica italiana abbia chiesto la licenza per questa produzione. Da qui la mia proposta di affidare allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, che già produce presidi sanitari e medicinali, l’incarico di provvedere al fabbisogno nazionale, nelle condizioni di massima sicurezza». «La decisione di iniziare la coltivazione controllata di marijuana per fini terapeutici è positiva. Il fatto che finalmente si rompa il tabù può farci oggi soprassedere sui ritardi accumulati negli anni. Quella del governo e del ministro Pinotti è una scelta di buon senso che riconosce finalmente le argomentazioni di chi da anni (penso alle iniziative radicali e a Luigi Manconi) si batte in favore della buona medicina, per usare una definizione di Umberto Veronesi», dice il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova. «I due piani sono e restano nettamente distinti, ma il mio auspicio - continua Della Vedova - è che l’introduzione della marijuana terapeutica consenta una discussione pubblica senza pregiudizi anche su come affrontare la questione più generale dell’ampio mercato della cannabis, oggi stabilmente appannaggio della criminalità organizzata». A chiedere apertamente la legalizzazione della cannabis è Marco Furfaro, della segreteria nazionale di Sel: «Il via libera alla produzione di cannabis è una misura di civiltà. Ora ci aspettiamo che si torni a parlare come in tutto il mondo della legalizzazione delle droghe leggere per combattere le mafie, la criminalità e creare lavoro». Anche i deputati della Commissione Difesa del MoVimento 5 Stelle esprimono la propria soddisfazione per il via libera concesso all’esercito sulla coltivazione di cannabis terapeutica per la produzione di farmaci utilizzati nella terapia del dolore. «Riteniamo si tratti di un grande passo avanti che apporterà un notevole risparmio per l’Italia alla luce degli alti costi legati all’import di medicinali mantenuti fino ad ora dal nostro Paese», affermano i 5 Stelle che aggiungono: «Viene così premiato il duro lavoro svolto dal gruppo parlamentare M5S, che già il 19 marzo aveva presentato un’interrogazione a prima firma Tatiana Basilio, rivolta proprio ai ministri Pinotti e Lorenzin, nella quale si chiedeva all’esecutivo se non ritenesse opportuno impartire allo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze istruzioni per la produzione di medicinali cannabinoidi stipulando con lo stesso una apposita convenzione. Ora che la decisione sembra essere stata adottata, la cannabis terapeutica potrebbe essere in vendita già dal 2015, il che significa offrire un aiuto, a partire già dal prossimo anno, a numerosi pazienti oncologici, affetti da Hiv e verso coloro che manifestano sintomi di patologie gravi come la sclerosi multipla, la Sla e il glaucoma». Ermete Realacci (Pd), presidente della commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera parla di «buona notizia» e «decisione di buon senso». «Proprio per garantire a tutti i cittadini il diritto alla salute e alla libera scelta della terapia, tanto più in casi di gravi patologie, da tempo ho depositato una proposta di legge per facilitare e disciplinare l’utilizzo di farmaci contenenti derivati, naturali e sintetici, della cannabis indica a fini terapeutici nell’ambito del Servizio sanitario nazionale». Una proposta di legge - che ha come secondo firmatario il vicepresidente della Camera roberto Giachetti e molto parlamentari, tra cui Fiano e Giachetti - che riprende la legge della Regione Toscana, la prima a dotarsi di una norma che facilita l’uso di farmaci a base di cannabinoidi come ausilio terapeutico nella cura di gravi patologie.
Ecco a voi la cannabis di Stato (ma è solo per aiutare i malati)
