«Tutte le zone di Roma sono a rischio. Ovunque ci sono alberature anziane, che andrebbero rinnovate. Ma è un processo costoso e le amministrazioni non hanno il coraggio di programmare interventi del genere. Il risultato è quello che stiamo vedendo in questi giorni». Gian Pietro Cantiani, dottore forestale arboricoltore, è consigliere e delegato per il Lazio della Società Italiana Arboricoltura, organismo che fa parte dell’americana International Society of Arboriculture e che si occupa di monitorare la cura del patrimonio arboreo italiano e di fornire consulenza e collaborazione alle istituzioni per la sua conservazione. Cantiani conosce molto bene la situazione degli alberi a Roma, ha collaborato spesso con i dirigenti del Servizio Giardini, e spiega i motivi che portano gli alberi, al primo temporale, a venire giù in tutti i quartieri. Dott. Cantiani, cosa intende per rinnovare le alberature? «Che bisognerebbe programmare, come si fa in gran parte del mondo, la sostituzione degli alberi che raggiungono la maturità. A Roma abbiamo un patrimonio arboreo molto vasto, ma queste piante sono degli esseri viventi che invecchiano. Preservando gli alberi più antichi, dal valore storico e monumentale, sarebbe bene sostituire man mano quelli che rischiano di essere abbattuti dagli agenti atmosferici, anche se a prima vista non risultano pericolanti». Non sembra un discorso molto ambientalista? «Gli alberi non sono eterni, hanno una loro vita. A maggior ragione quelli utilizzati in città per scopi ornamentali. Vengono sottoposti a stress, all’inquinamento, al vandalismo, cattiva manutenzione, ferite, compattamento del suolo. L’albero non può spostarsi, non va in vacanza, dunque invecchia prima. Siccome non si può pensare di tagliare tutti gli alberi che hanno raggiunto una certa maturità, bisogna programmare interventi graduali, ma necessari». Quanto vive in media un albero? «Dipende dalle specie. Ci sono quelle che crescono rapidamente come i pioppi, che però muoiono anche prima, poi ci sono le querce che sono molto longeve ma che non sono adatte all’arredo urbano su strada. A Roma gli alberi più diffusi sono i pini domestici, i pini da pinoli, i platani e i lecci. E poi dipende anche dalla posizione. E’ molto difficile che un albero da strada possa superare il secolo». Una cattiva potatura può mettere un albero a rischio crollo? «Assolutamente sì. Ma è, in genere, la potatura che viene realizzata in città a indebolire l’albero. La chioma, ad esempio, è la principale difesa che la pianta ha contro il vento. Una chioma che viene contenuta nel modo giusto è in grado di preservare il fusto, ma il 90% delle manutenzioni viene fatto senza la giusta cura. Così gli alberi si indeboliscono e sono soggetti a crollare di fronte alle intemperie». Ci sono zone di Roma più a rischio ? «Assolutamente no. Questo è un problema che riguarda tutta la città. Ci sono alberature anziane o mantenute malissimo praticamente ovunque. Servirebbe un investimento importante da parte delle istituzioni per riportare la situazione per lo meno a condizioni di normalità».
«Potati male nove volte sui dieci È per questo che sono deboli»
Parla Gian Pietro Cantiani, consigliere e delegato per il Lazio della Società Italiana Arboricoltura
