Una base per l'arruolamento e lo smistamento dei combattenti in Siria e in Iraq è stata individuata a Roma. È quanto riferito da fonti dell'intelligence che hanno individuato, proprio nella Capitale, un covo di jihadisti che sostengono la «guerra santa» dall'Italia. Si tratterebbe di siriani che vivono nella Città Eterna e che operano per conto dell'Isis per reclutare, indottrinare e inviare in guerra i combattenti. Il luogo di raccolta si troverebbe nella periferia sud-est della Capitale, dove il numero di immigrati musulmani residenti è molto alto. Utilizzano locali insospettabili e luoghi di incontro comuni, come bar e rosticcerie arabe, oppure si incontrano per strada. Proprio da Roma, inoltre, secondo l'intelligence sarebbe passato anche Giuliano Ibrahim Delnevo, il 23enne genovese convertito all'Islam e partito per combattere in Siria contro il regime di Assad, e dove è morto nel giugno 2013. Delnevo si sarebbe fermato proprio nella Capitale, la prima tappa del viaggio che lo ha condotto nei luoghi in cui è stato ucciso. Posti sicuri e insospettabili, dunque, dove incontrarsi e prepararsi per la guerra. Il reclutamento e l'indottrinamento alla jihad, infatti, per certi aspetti hanno cambiato pelle. Le numerose moschee nate in scantinati e garage, finite sotto la lente d'ingrandimento delle forze dell'ordine e al centro di polemiche, non rappresentano più un punto di aggregazione e interesse per i fondamentalisti, che evitano i luoghi di culto proprio per motivi di sicurezza. Meglio muoversi su altri canali, come il web, e incontrarsi poi in luoghi «neutri», come locali pubblici o case private. In rari casi, secondo fonti interne alla comunità islamica romana, le moschee vengono utilizzate all'alba, nell'ora della prima preghiera prevista verso le 5 del mattino, quando sono pochi i fedeli che si riuniscono. L'ulteriore evoluzione dell'indottrinamento, però, è rappresentata da una «predicazione moderata», che trova la sua chiave di volta nell'elargizione di denaro per portare i «prescelti» verso il combattimento vero e proprio nei teatri di guerra Mediorientali. Una sorta di «salario del soldato» che, a causa anche dell'attuale crisi economica, ha già convinto numerosi volontari. Oltre al «lavaggio del cervello», che i tabligh (predicatori) compiono nei confronti di soggetti che mostrano una certa indole al fondamentalismo, ora si aggiungono i soldi che arrivano dall’Isis stesso. Un investimento del gruppo capeggiato da Abu Bakr Al Baghdadi nel nostro Paese, così come nel resto d’Europa, per assoldare manovalanza pronta ad uccidere e morire in nome di Dio. Il costo dell’arruolamento sarebbe di circa 3mila euro al mese, versati in contanti al combattente. In caso di morte durante la jihad, inoltre, la famiglia del volontario beneficia di offerte spontanee di altri jihadisti e di quanti sostengono la guerra santa. Una sorta di assicurazione sulla vita, dunque, che contribuisce ad accrescere la volontà di combattimento dei cosiddetti «martiri», certi di vedere assicurato un futuro alle proprie famiglie e un rendiconto personale non indifferente. L'Italia, del resto, è considerata un trampolino di lancio dei mujaheddin e gli approdi dei continui sbarchi di immigrati servono da base per lo smistamento degli jihadisti in Occidente. Tra le grinfie dei reclutatori finiscono anche le seconde generazioni, i giovani figli di immigrati nati in Italia, che abbracciano il fondamentalismo per emulazione, o a seguito dell’indottrinamento all’Islam più radicale, tramite website dedicati alle ragioni della jihad, o per la volontà di rivincita contro l’Occidente che, secondo questi giovani, pur avendoli accolti rifiuterebbe le loro radici e la loro cultura di provenienza. A Roma sarebbero una ventina i giovani combattenti volontari alla jihad, che dalla Capitale si muovono per raggiungere i teatri di guerra Mediorientali a fianco dell'Isis. Non è escluso, infatti, che proprio questi possano transitare nel covo individuato dall’intelligence dopo «l’abboccamento» in rete. Difficile ricostruire i movimenti delle nuove leve. Gli incontri tra i potenziali volontari e i reclutatori, infatti, potrebbe avvenire anche in case private lontane da ogni sospetto, così come lontani da ogni sospetto sono i giovani combattenti che apparentemente conducono una vita «occidentale» in tutto e per tutto.
Covo d’arruolamento della Jihad in un bar alla periferia di Roma
Fonti di intelligence parlano di una base per l'arruolamento e lo smistamento dei combattenti in Siria e in Iraq
