LE AMBIZIONI TRADITE Fiera di Roma – che all’epoca dell’inaugurazione, nel 2006, fu salutata dall’allora sindaco Valter Veltroni come "un passo in avanti nel percorso di rinnovamento della Capitale" – non ha mai avuto un bilancio in attivo. E nonostante gli investimenti iniziali – il polo è stato disegnato dall’architetto Tommaso Valle ed è costato 360 milioni di euro – la Fiera ha sempre avuto prestazioni sotto le aspettative. Pensare che, per Veltroni, la Fiera era una calamita per la crescita. «Questa fiera - diceva l’ex sindaco - costituisce per Roma quella aggiunta di turismo-business che rafforzerà la crescita economica della nostra città. Quando ci sarà il nuovo centro congressi sarà un ulteriore completamento di questa identità. Il nostro obiettivo è aumentare le opportunità per far crescere la città: non si vince la battaglia del turismo senza suonare diversi tasti». INVESTIMENTO A PERDERE La realtà,purtroppo, è tutt’altra rispetto ai progetti veltroniani. Ad ammettere l’inefficienza della Fiera, in primis, è stato lo stesso General Manager Fausto Murdolo, quest’anno. «Fiera di Roma, dalla costruzione del nuovo polo, non è mai decollata», ha detto in audizione consiliare in Campidoglio, ma «fino al 2010 sono stati fatturati 40 milioni di euro e si è raggiunto il pareggio in bilancio, poi la crisi si è fatta sentire». Dal 2010 al 2014 si è avuta una riduzione del fatturato di circa il 53 per cento, con un giro di affari che è passato da 40 milioni a 20 milioni. E anche la società che gestisce la struttura – Fiera di Roma srl – è stra-indebitata: deve 176 milioni a Unicredit, e a luglio è scaduto il termine per pagare una maxi-rata da 85 milioni di euro. In totale, il denaro dovuto ha generato oneri finanziari per 9 milioni l’anno. Già nel 2013 si è sfiorato il collasso: l’azienda Fiera di Roma Srl, che controlla la struttura, ha chiuso con una perdita tale da portare il capitale sotto i minimi previsti dalla legge, e si è salvata solo perché la società madre, la holding immobiliare Investimenti Spa, socio unico della Fiera, ha rinunciato a 20 milioni di euro di crediti. Ma anche Investimenti spa - a sua volta posseduta al 58% dalla Camera di Commercio di Roma e per il 21% dal Comune – non naviga in acque migliori: l’ultimo bilancio è stato approvato nell’ottobre dell’anno scorso ed ha visto una perdita di 32 milioni e 737mila euro. IL FUTURO Le prospettive, però, sembrano essere in leggero miglioramento: secondo l’amministratore delegato Mauro Mannocchi, la Fiera «ha tagliato i costi del 35-40 per cento, ha un bilancio di previsione per il 2014 in pareggio». Una spending review che ha coinvolto le forze lavoro: all’inizio – nel 2006 – il personale era di 93 dipendenti che nel 2013 sono scesi a 74, e altri 10 sono stati messi in mobilità quest’anno. Sono state riduscusse anche le forniture, con un risparmio, dice Murdolo, «fino al 45%». Adesso, gli sguardi si rivolgono alla Ex Fiera di Roma. Investimenti spa, infatti, possiede anche il vecchio impianto sulla Cristoforo Colombo. Spazio che da anni la holding da anni cerca di «alienare» per poter fare cassa e destinare le risorse al rimborso del debito accumulate. Ma non sarà facile: sull’ ex Fiera c’è il veto, quasi la barricata, dei comitati di quartiere, che temono una nuova colata di cemento.
Roma non è Fiera. Il grand flop
Doveva essere il volano per il rilancio. Oggi ha un rosso di 15 milioni di euro
