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Quaranta coltellate prima di decapitarla

Ferite a torace, braccia e testa. Il colpo mortale al cuore. Il medico legale: «Il corpo era straziato». Leonelli ha usato due coltelli. La sorella: "Mi diceva che lavorava per i servizi"

Oksana Martsenyuk, la governante di casa Ciallella uccisa dal giovane informatico che sognava una carriera da combattente a Gaza contro i palestinesi, ha subito «un’aggressione brutale». Le parole sono le stesse usate da Giovanni Arcudi, direttore di medicina legale del Policlinico di Tor Vergata, che ieri mattina ha effettuato l’autopsia sul corpo mutilato dell’ucraina. Quaranta le ferite d’arma da taglio riscontrate sulle braccia, sui polsi, sulle mani, sul torace e sul volto della donna. Soprattutto all’altezza del mento, dove Federico Leonelli avrebbe infierito per farla smettere di gridare. Le coltellate ripetute, ma queste di striscio e dettate dall’impeto, sarebbero le stesse finite sul porfido dello spiazzo, dove Oksana è stata uccisa, e che avrebbero spuntato una delle lame utilizzate dal 35enne. Stando a quanto emerso dall’esame sul cadavere della vittima, sembrerebbe infatti che il killer abbia utilizzato due coltelli: uno più piccolo, con cui sono stati inferti i tanti colpi, il più grave al cuore, ed uno più grande che sarebbe invece servito per tagliare la testa una volta morta. Un’operazione che, secondo il medico legale, avrebbe richiesto parecchio tempo, visto il taglio frastagliato ed eseguito con cura, nel bagno del monolocale dove era ospite il giovane. Proprio quel piccolo pied-à-terre, che il proprietario della villa di via Birmania aveva dato temporaneamente in uso all’ex collega in difficoltà economica, sarebbe all’origine della violenta colluttazione con la governante e, quindi, del disegno di ucciderla. Come ha spiegato lo stesso Giovanni Ciallella in un’intervista a Il Tempo , infatti, il monolocale sarebbe stato presto messo a disposizione di Oksana per l’impossibilità di continuare ad ospitarla in villa. Leonelli avrebbe rivissuto l’incubo di uno sfratto, dopo esser stato cacciato da casa mesi prima. Per questo la donna andava eliminata, prima del rientro dalle vacanze del proprietario di casa e della sua famiglia. Scartata definitivamente, dunque, l’ipotesi del tentato stupro finito male: dall’autopsia, infatti, non sarebbero state rilevate tracce di violenza sessuale. La donna aveva inoltre notato la passione di quell’ospite per i coltelli, il suo modo abbastanza inusuale di vestire, le sue fissazioni con Gaza e con i filmati delle esecuzioni. Sapeva troppo, e presto lo avrebbe perfino costretto a vagare di nuovo senza meta in cerca di una dimora. Doveva pagare. Per questo il killer l’ha aggredita con tanta ferocia e per questo le ha riservato l’oltraggio finale, decapitandola. Se sia stato drogato, o sotto effetto di sostanze magari eccitanti, saranno solo gli esami tossicologici sul cadavere del boia a confermarlo, tra quindici giorni. Gli occhi e le movenze di Leonelli, al momento dell’arrivo sul posto di poliziotti e vigili del fuoco, lascerebbero pochi dubbi in proposito. Quando i pompieri sono riusciti a tagliare le grate della porta del seminterrato, per rompere poi il vetro e avere accesso dal ballatoio, il killer li avrebbe attesi immobile dall’altra parte dell’uscio brandendo il coltello più grande, simile ad una mannaia. Al movimento improvviso dei vigili, terrorizzati dal mostro imbrattato di sangue e con la maschera a filtri davanti alla bocca, lui gli si sarebbe avventato contro dando vita alla provvidenziale reazione degli agenti che si trovavano sopra le scale di accesso al seminterrato, sul piano rialzato del giardino. Da lì sarebbero partiti i primi due colpi, indirizzati alle gambe dell'assassino, che avrebbero scalfito due gradini della rampa di scale. Quando Leonelli è salito, pronto ad avventarsi anche contro di loro, sarebbero stati esplosi altri due colpi. A quel punto, non è chiaro se già ferito, il 35enne avrebbe sceso di corsa le altre scale che portano allo spiazzo, forse nel tentativo di raggiungere la Chevrolet Cruze parcheggiata con la parte posteriore rivolta verso il cancello d’ingresso della villa. Altri due proiettili, sparati dal giardino, avrebbero quindi bucato il parabrezza dell’auto quando Leonelli era in piedi, sulla fiancata sinistra dell’auto, forse impegnato ad aprirla. Gli altri due colpi, quelli al torace che hanno poi causato l’emorragia e la morte del killer, lo avrebbero raggiunto quando era accanto al deflettore posteriore, all’altezza del quale si è poi accasciato prima di esser trasportato d’urgenza al Sant’Eugenio dove è morto poco dopo. Al momento i due agenti, dalle cui Berette sarebbero partiti i colpi, non risultano indagati: la loro posizione è ancora al vaglio della Procura, in attesa di visionare i filmati delle telecamere di videosorveglianza.

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