Si allunga la scia di sangue sul mare che separa il Nord Africa e l’Italia. Stavolta il dramma è avvenuto all’inizio del viaggio che migliaia di disperati tentano per raggiungere Lampedusa e mettere così un piede in Europa. Sono solo diciassette le persone tratte in salvo dalla Guardia costiera libica dopo il naufragio di un barcone con a bordo più di 200 migranti, in maggioranza somali ed eritrei, avvenuto al largo di Tripoli venerdì sera. Tra loro anche un bambino di 18 mesi, salvo grazie al salvagente che indossava. L’ufficiale libico Abdellatif Mohammed Ibrahim ha fornito i numeri dell’ennesima tragedia: i cadaveri recuperati sono venti mentre i dispersi sarebbero almeno 170. Il barcone si è inabissato a un chilometro di distanza dalla spiaggia e di Guarabouli, a circa 60 chilometri a est di Tripoli, dove sono stati trovati i resti del barcone di legno. Quando la Guardia costiera libica è arrivata sul luogo del disastro l’imbarcazione era già totalmente affondata. Essendo le motovedette non equipaggiate per questo genere di soccorsi, il personale ha preso in prestito alcune barche di pescatori per intervenire. A galla nelle acque circostanti i cadaveri dei venti migranti recuperati. Un portavoce della Marina libica ha riferito che «i cadaveri recuperati sono 17», corpi che non troveranno pace neanche da morti. La Guardia costiera, infatti, ha contattato l’ospedale di Garabouli, il ministero della Salute e il dipartimento di investigazione criminale per prendersi carico delle salme. Richieste rispedite al mittente. Dall’altra parte del Canale di Sicilia, la polizia giudiziaria di Ragusa ha arrestato tre egiziani, presunti scafisti delle imbarcazioni su cui viaggiavano i 200 immigrati approdati venerdì mattina a Pozzallo dopo essere stati soccorsi da navi della Marina. A puntare il dito contro di loro le testimonianze degli stessi profughi. Dagli accertamenti della polizia scientifica sull’identità dei tre nordafricani è emerso che uno di loro era già stato fermato per lo stesso reato solo un anno fa a Portopalo di Capo Passero, Siracusa. Tre scafisti che si vanno ad aggiungere ai cento già arrestati nel 2014 dalla polizia di Ragusa. I migranti tratti in salvo l’altra notte nel canale di Sicilia dalle navi della Marina militare e dalle motovedette della Guardia costiera sono 1.373. Uno di loro è deceduto. Oggi arriveranno a Reggio Calabria sulla nave Fasan della Marina militare. La maggior parte di loro verrà trasferita in altre regioni. Duecento saranno ospitati in due strutture messe a disposizione dal Comune di Reggio Calabria. I viaggi della disperazione organizzati dalle organizzazioni criminali continuano. Con essi l’operazione Mare Nostrum. L’ultimo intervento ieri sera che ha permesso il salvataggio di 470 persone, stipate su due diversi gommoni che rischiavano di affondare. I migranti sono stati individuati dall’elicottero della stessa nave Fasan. Informata dell’avvistamento la Centrale operativa di Roma, la Guardia Costiera ha inviato le navi Cp 905 Peluso e Cp 403 Fachin che hanno raggiunto le due imbarcazioni. Tutti gli occupanti sono tratti in salvo e i due gommoni sono stati trasportati a Porto Empedocle. Nelle stesse ore al confine tra le acque italiane e quelle maltesi altri 300 migranti sono stati recuperati dalla Cp 304 e dalla Cp 323 con l’ausilio di un pattugliatore di Malta. Per un migrante, bisognoso di cure mediche, è stato necessario l’intervento dell’elicottero Nemo decollato da Catania. La nave Fiorillo, poi, ha ultimato in serata il soccorso di 203 migranti su un barcone in avaria. Tra questi, tutti di presunta nazionalità siriana e libanese, anche 25 donne e 37 bambini. I migranti, stremati e disidratati, sono stati assistiti dall’equipaggio della nave che si è messa subito in navigazione per soccorrere un altro barcone in difficoltà con a bordo 350 persone.
Affonda un barcone, strage di migranti
L'imbarcazione con oltre 200 persone cola a picco a largo di Tripoli. Recuperati solo 20 cadaveri, 17 i sopravvissuti tra cui un bambin. IL COMMENTO: Paghiamo le conseguenze di aver fatto fuori di Gheddafi
