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Mamma e figlia avvelenate con la ricina, pc al setaccio. Il verbale di Gianni Di Vita e le ipotesi sul movente

Continuano le perquisizioni informatiche disposte dalla procura di Larino nell’ambito dell’inchiesta sul duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita, avvelenate con la ricina lo scorso Natale a Pietracatella. Quest’oggi gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso e dello Sco (Servizio Centrale Operativo) hanno ispezionato il liceo classico “Mario Pagano” del capoluogo molisano, la scuola frequentata fino allo scorso anno sia da Sara che dalla sorella maggiore Alice. Gli accertamenti tecnici sono durati circa quattro ore, dalle 9.15 alle 13.00, il tempo necessario per acquisire i dati del server centrale in cui confluiscono le attività dei 63 computer in dotazione all’istituto scolastico. Secondo quanto trapela da fonti qualificate, non è stato sequestrato nessun dispositivo. Domani, come da calendario, si procederà con la quarta e ultima perquisizione presso il liceo delle scienze umane di Casacalenda, dove insegna Laura di Vita, cugina di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime. Una volta terminate le operazioni, i dati estrapolati dai device - in totale 200 - saranno analizzati dai consulenti informatici della procura. Gli investigatori puntano a individuare eventuali tracce di navigazione sulla ricina e risalire agli ipotetici fruitori dei contenuti.

Il verbale di Gianni Di Vita

Intanto, ieri sera, il Tg1 ha mostrato il verbale di uno degli interrogatori di Gianni Di Vita, più volte sentito dagli inquirenti come persona informata sui fatti. L’uomo racconta che la sera del 22 dicembre tutta la famiglia portò a casa delle cozze avanzate da un pranzo di lavoro con i colleghi aggiungendo, però, di non ricordare con esattezza quando le avrebbero consumate. “È probabile - racconta alla polizia - che quelle cozze sono state mangiate solo da me, Antonella e Sara. I residui dei pasti del 22 e del 23 dicembre sono stati poi gettati nella spazzatura e non è stato possibile recuperare tutto”. Anche il 52enne, commercialista ed ex sindaco di Pietracatella, aveva accusato dei malori nei giorni successivi. Tuttavia gli esami tossicologici hanno escluso la presenza di anticorpi contro la ricina nel sangue dell’uomo. Mentre sono state rilevate dosi elevate del potente veleno nei campioni biologici delle due vittime. Ma il vettore della tossina resta ancora un mistero. L’ipotesi è che la ricina sia stata somministrata a mamma e figlia tramite una delle pietanze consumate durante i giorni festivi. In tal senso, sarà decisivo l’esito degli accertamenti scientifici condotti dagli esperti del Robert Koch Institute di Berlino sui 71 alimenti prelevati dall’abitazione di famiglia a Pietracatella.

Le ipotesi sul movente

Infine, resta da chiarire il movente del duplice delitto. Nei giorni scorsi era trapelata l’indiscrezione secondo cui Gianni Di Vita sarebbe stata la vittima designata. Intervistata da Repubblica, la procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha chiarito che si tratta solo di “fantasie”. Sulla scorta degli elementi emersi finora dalle indagini, infatti, l’ipotesi più verosimile sembrerebbe ricondurre a uno scenario di vendette e gelosie, la cosiddetta “pista passionale”. Per questo motivo gli investigatori stanno approfondendo rapporti e relazioni tra le persone coinvolte, a vario titolo, nella vicenda. Ad ogni modo, l’inchiesta per duplice omicidio aggravato dal mezzo venefico procede contro ignoti, ma potrebbe esserci presto qualche novità.

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