Casa Savoia

Emanuele Filiberto asfalta Avs

Tra storia, beneficenza e accese polemiche politiche, gli Ordini Dinastici di Casa Savoia tornano al centro del dibattito pubblico. A riaccendere i riflettori è stato il cosiddetto «caso Marrone», ovvero il conferimento di un’onorificenza sabauda a Maurizio Marrone, vicepresidente della Regione Piemonte. Una scelta che ha scatenato le dure reazioni di una parte del mondo politico e mediatico, in particolare dell’Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) e del Fatto Quotidiano, che hanno gridato all’infiltrazione anacronistica e alla nostalgia monarchica all’interno delle istituzioni repubblicane. A respingere con fermezza le accuse è lo stesso Emanuele Filiberto di Savoia, che in un lungo colloquio con il nostro giornale ha chiarito la natura degli Ordini e risposto punto su punto ai detrattori. Al centro della sua difesa c’è la rivendicazione del ruolo puramente benefico e apolitico dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.

Ma in cosa consiste, oggi, un ordine cavalleresco? Si tratta di un’istituzione con oltre 450 anni di storia, nata in epoca antica per volere di Papa Gregorio XIII dall’unione di due distinti ordini. Oggi, però, la sua vocazione è radicalmente mutata allontanandosi dall’impronta delle crociate: «Ho deciso di renderlo un ordine di beneficenza per far del bene e aiutare il prossimo», spiega il Principe. Un ordine cavalleresco contemporaneo è, nella sua visione, un aggregatore di «spiritualità cristiana, servizio verso il prossimo e valori di lealtà, responsabilità e onore». Non un circolo chiuso, ma una realtà aperta che unisce esponenti della società civile, istituzioni e professionisti con l’unico scopo di sostenere chi si trova in difficoltà.

Il caso Marrone:

«Nessuna logica eversiva, solo verità storica»

Sulla vicenda che ha coinvolto il vicepresidente piemontese, Emanuele Filiberto respinge categoricamente l’idea di un disegno politico volto a strizzare l’occhio a nostalgie monarchiche. «Qual è il problema? Un piemontese che ha dei valori sabaudi risorgimentali, fiero di una dinastia che ha regnato sul Piemonte e che ha unificato l’Italia, è al contempo fiero della Repubblica italiana che lui rappresenta oggi».

Secondo l’esponente di Casa Savoia, la presenza di figure istituzionali all’interno degli Ordini non è affatto anacronistica, ma dimostra «una grande intelligenza e una grande apertura storica e mentale, molto più di quelli che vogliono attaccare qualcosa che oggi non dovrebbe neanche più essere attaccabile, perché si chiama storia d’Italia». All’interno degli Ordini militano infatti persone convintamente repubblicane che, pur non volendo restaurare il passato pre-1946, riconoscono i valori fondanti e il contributo che la Corona ha dato al Paese, a partire dallo Statuto Albertino.

Lo scontro con Il Fatto Quotidiano e l’on. Grimaldi

Le critiche più aspre sono arrivate dalle colonne de Il Fatto Quotidiano e dai banchi di Alleanza Verdi e Sinistra. Un attacco che Filiberto derubrica a sterili polemiche: «Quell’organizzazione che rende isterico un giornalista del Fatto Quotidiano e un parlamentare di AVS che domanda addirittura un’interrogazione parlamentare non ha nessun demonio al suo interno», afferma, rivendicando con orgoglio i circa 60 progetti sostenuti ogni anno sul territorio italiano con donazioni che variano tra i 700 e i 900 mila euro. «Se io devo andare nei guai per una cosa così bella e così importante, io andrei nei guai tutti i giorni».

Il confronto si fa particolarmente acceso quando si tocca il nome dell’onorevole Marco Grimaldi (AVS), autore di ironie sulle cerimonie sabaude. Emanuele Filiberto rivela di aver intrapreso le vie legali: «L’ho querelato perché ci sono falsità offensive e calunnia». Rispondendo alle derisioni sui «vestiti rossi», contrattacca sul piano ideologico: «Lui vorrebbe sicuramente entrare in chiesa con dei jeans strappati, con delle canottiere, cantando “Bella ciao”». La stoccata politica evidenzia poi una forte discrepanza: Grimaldi, stipendiato con i contributi dei cittadini, attacca un ente finanziato da privati che fa beneficenza reale. «Se il partito che mi attacca è quello che mette dei condannati al Parlamento europeo per salvarli, ben venga», dichiara riferendosi a Ilaria Salis. «Forse le interrogazioni parlamentari dovrebbero farle sulle persone che mettono all’interno del loro partito».

Resistenza e trasparenza della beneficenza

A supporto della sua tesi, Emanuele Filiberto rivendica il ruolo storico della sua famiglia, ricordando il convinto antifascismo della regina Maria José, che dalla Svizzera aiutava la Resistenza portando «armi, munizioni e soldi ai partigiani». «L’Italia non è stata salvata solo dalla sinistra», sottolinea, evidenziando il sacrificio dei partigiani monarchici e l’azione cruciale del Regio Esercito. Infine, per smontare le accuse di dinamiche «opache», illustra la rigorosa gestione svizzera dell’associazione: l’ingresso richiede una donazione variabile tra i 500 e i 2.000 euro, e una quota annuale di 200 euro. I fondi sono devoluti a cause come Mercy Ships, l’associazione Peter Pan e i progetti Muse. «Se una persona entra gratuitamente e non dà nessun contributo economico, come si fa la beneficenza?» conclude, auspicando una definitiva pacificazione storica in cui l’Italia possa guardare all’eredità sabauda come a una radice condivisa di unità e servizio.

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