«In questi casi è meglio non partire con idee precostituite. Ma quella che mi sono fatto in base alle poche informazioni di cui sono in possesso è che si sia trattato di un errore umano. È ovvio che sarà l’inchiesta a stabilire le cause esatte della tragedia, ma credo proprio che lassù qualcuno abbia sbagliato». Il generale Luciano Battisti, migliaia di ore di volo alle spalle, ex comandante del 154° e poi del 6° stormo dell’Aeronautica militare, tende ad escludere il guasto tecnico fra le cause della tragedia nei cieli di Ascoli. Che può essere successo, generale? «Quando si vola in modo tattico, come accade in questi casi, si mantiene la distanza, ma ogni tanto ci si scambia le posizioni. Il gregario passa a sinistra e poi a destra, e così via. Tendenzialmente, quindi, propenderei per l’errore umano». Qual è la sua ipotesi? «Mi risulta che nella zona ci fosse una buona visibilità. Credo che i due velivoli a un certo punto si siano semplicemente persi di vista e i piloti non hanno capito che si erano avvicinati troppo. Ognuno pensava che l’altro fosse in una diversa posizione. Invece, non era così». Uno dei due può essersi distratto? «È possibile. Forse c’è stato un "innesco tecnico", cioè l’attenzione del pilota è stata attirata dall’accensione di una delle tante luci di bordo e ha perso di vista quello che accadeva all’esterno. Come se le si accende una spia in macchina, lei toglie gli occhi dalla strada per un attimo e travolge un pedone sulle strisce». Conosceva qualcuno dei militari dispersi? «Sì, ho incontrato un paio di volte Mariangela Valentini, una ragazza molto determinata e appassionata di questa professione. Era un pilota molto esperto e poi l’addestramento a cui sono sottoposti i piloti e i navigatori è adeguato». Testimoni hanno detto di aver notato alcuni paracadute aprirsi. Pensa che qualcuno possa essersi salvato? Oppure volavano troppo bassi? «Dopo la tragedia del Cermis, in addestramento, è vietato abbassarsi sotto i mille piedi, circa trecento metri. Prima erano cinquecento piedi. Il seggiolino eiettabile ti salva la vita anche se sei fermo in pista, non conta la quota. Ma, vedendo in tv le immagini dell’impatto e i rottami sparsi in un’area piuttosto ampia, penso sia difficile che siano riusciti a lanciarsi tutti e quattro. E, comunque, dopo un urto del genere ci sono scarse possibilità che siano sopravvissuti». Se fossero vivi, potrebbero lanciare un Sos? «Certo. Se uno dei quattro fosse ferito non in modo particolarmente grave, anche questa un’ipotesi poco probabile, potrebbe chiamare con la radio d’emergenza o fare segnali». Non è strano che non siano stati trovati neanche i paracadute? «Appunto. I paracadute sono ben visibili dall’elicottero. Per questo credo che, purtroppo, siano tutti morti subito o rimasti feriti gravemente e, perciò, senza la possibilità di segnalalare la propria posizione. In ogni caso a bordo dei due jet c’erano il crash e il voice recorder, che registra anche i colloqui all’interno dello stesso velivolo. Dalle due "scatole nere" si potranno avere maggiori informazioni su quanto accaduto». Il Tornado è un aereo sicuro? «È una delle migliori macchine che abbiamo mai avuto, affidabile e molto sicura. Il primo è arrivato in Italia il 27 agosto dell’82 e, da allora, sono stati via via perfezionati. Oggi è una macchina da guerra perfetta».
«Lassù qualcuno ha fatto un errore»
Parla Battisti, il «re dei Tornado», già comandante del 154°e del 6°stormo: «Si sono persi di vista, poi riavvicinandosi a quella velocità è stato un attimo»
