È soltanto un cammeo di questa Roma agostana povera di romani ma ricca di umanità varia che non va in vacanza. Sono uomini e donne che in questo periodo si notano di più: nelle strade e piazze allucinate e deserte ci sono solo loro e si muovono senza un’apparente meta come i sopravvissuti di una catastrofe. Tra le cose insolite che accadono c’è anche il dormitorio notturno nei giardinetti della centralissima Piazza Indipendenza a due passi dalla Stazione Termini. Molti rifugiati ospitati nel sovraffollato palazzone tutto vetri e acciaio ex Ispra , occupato da un anno, preferiscono lasciare le loro stanze, infuocate dal caldo e non climatizzate, e dormire all’aperto. Si portano i materassi (forniti dalla Caritas o dalla Croce Rossa) qualche genere di comfort, una birra o un cartoccio di vino e si sdraiano sotto gli alberi al fresco. Un bivacco improvvisato i cui resti, purtroppo, sono visibili anche di giorno. E cosi due pomeriggi fa un operatore dell’Ama in servizio nella piazza ripeteva sconsolato: «Ma non si fa così, non si fa così» mentre con una specie di vanga ripuliva la zona dell’accampamento sommersa di coperte, cartoni e materassi. I rifugiati dopo aver dormito hanno lasciato i letti sfatti e sparpagliato i rifiuti intorno. I dipendenti dell’Ama hanno dovuto raccogliere tutto. E siccome è praticamente impossibile entrare nel palazzo occupato (a meno che non sei della Croce Rossa o della Caritas e porti medicine, rifornimenti ecc.) i materassi probabilmente sono rimasti li. A piazza Indipendenza, ormai, nessuno fa più caso al via vai dei rifugiati che escono e entrano dal palazzone ex Ispra. Famigliole con bambini al seguito, molti baldi giovani che ciondolano agli incroci parlando perennemente al cellulare (ancora pochi gli smartphone) oppure fanno la spesa al supermarket sotto il portico. La maggior parte di loro è sbarcata a Lampedusa dopo essere stata raccolta in alto mare da qualche carretta fatiscente. Pochi di loro avevano in mente di rimanere a Roma. Sognavano la Germania, la Francia, la Scandinavia. E invece sono inchiodati qui. Si dice che ce ne sono circa 500 ma potrebbero essere di più. Sono circa tremila i rifugiati che nella Capitale non hanno un posto in accoglienza statale o comunale. Non hanno una casa e vivono in baraccopoli di fortuna, per strada oppure in edifici occupati come ad esempio l’ex Ispra di piazza Indipendenza. Un altro grande insediamento occupato è alla Romanina (ci vivono in mille) un altro alla Collatina dove ce ne sono 500. A questi maxispazi si sono aggiunti micro insediamenti precari, situazioni disumane e di forte degrado. Ad esempio a Ponte Ponte Mammolo e Colle Oppio, dove ci sono rispettivamente 100 e 50 persone. Molti però preferiscono dormire a stazione Termini oppure allo scalo dell’Ostiense. Anche questi fanno parte dell’esercito di disperati che chiede asilo e protezione al nostro paese. Sono scappati dai loro paesi d’origine (Mali, Gambia, Guinea, Costa d’Avorio, Somalia ed Eritrea) alla ricerca di un futuro diverso. La speranza è sempre l’ultima a morire ma il sogno s’allontana. Molti di loro non hanno chiesto asilo. In Italia non vogliono proprio starci.
I rifugiati dormono in centro a Roma. Materassi e bivacchi ai giardinetti
Nei locali dell'ex palazzo Ispra occupato fa troppo caldo
