Attualità

Psicosi Ebola. Falso allarme in Italia

Epidemia fuori controllo in Liberia. La nota del ministro: test negativi allo Spallanzani

Un appello accorato da piazza San Pietro di papa Fransceso «preghiamo anche per le vittime del virus ebola e per quanti stanno lottando per fermarlo», ha sottolineato la drammaticità di un’emergenza che rischia di diventare mondiale e del pericolo di una psicosi di massa difficilmente gestibile. Per questo ieri il ministero della Salute guidato da Beatrice Lorenzin, ha diramato una nota: «In queste ultime ore, le strutture del sistema sanitario nazionale, in collaborazione con gli uffici ministeriali e con l’Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma - riferisce la nota - hanno gestito alcune segnalazioni di possibili casi di importazione di malattia di Ebola, poi non confermate dalle analisi svolte». Dal dicastero guidato dal ministro Beatrice Lorenzin si spiega che sono stati «applicati i protocolli stabiliti nelle circolari diramate a suo tempo dal ministero. Tutte le strutture sanitarie di frontiera e di ricovero continuano a vigilare costantemente, pur nella consapevolezza che la situazione, per quanto riguarda l'Italia e l’Europa, resta assolutamente sotto controllo». Del tutto fuori controllo invece il sistema sanitario in Liberia, come denunciano da Medici Senza Frontiere. «L’epidemia del virus Ebola in LIberia ha completamente travolto il sistema sanitario che sta cadendo a pezzi» sostiene la coordinatrice in Liberia di Msf, Lindis Hurum, che afferma che le cifre ufficiali fornite dalle autorità locali «sottostimano la realtà» della situazione. «Le nostre capacità sono tirate al limite», dice Hurum, riferendo che nella capitale Monrovia cinque dei maggiori ospedali sono rimasti chiusi per oltre una settimana e «alcuni hanno iniziato a riaprire, ma ci sono altri ospedali in altre zone che vengono abbandonati dal personale». Finora, circa 1.000 persone sono morte e 1.800 sono rimaste infettate dal virus in Africa Occidentale. E se gli Stati Uniti ha rimpatriato ieri i missionari che sono stati a contatto con pazienti infettati e verranno messi in quarantena almeno per tre settimane, l’allarme Ebola comincia a preoccupare anche l’Asia. Tre team di esperti cinesi sono partiti in queste ore per l’Africa occidentale per fornire il loro contributo contro la diffusione dell'epidemia. Lo ha annunciato ieri la Commissione nazionale cinese per la Salute e Pianificazione familiare. Gli specialisti cinesi voleranno in Guinea, Sierra Leone e Liberia, portando con sé materiali e forniture sanitari. Ciascun team è composto da un epidemiologo e da due medici specialisti in disinfezione e protezione personale. La politica italiana, intanto, alza il tiro: «Il governo Renzi prenda coraggio, quello di cui tanto parla anche in queste ore, e fermi subito la sciagurata operazione Mare Nostrum - tuona la vice presidente vicaria di Forza Italia in Senato, Anna Maria Berini - è un’operazione costosissima non tanto e solo in termini sociali e di spesa a carico dell'Italia, ma soprattutto di vite umane che ogni giorno rischiano il naufragio e la morte. Ora più che mai bisogna mettere un freno all’uso distorto della nostra Marina militare, ridotta ad ambulanza del mare, obbligata a trasportare migliaia di clandestini e con loro spesso gravi recrudescenze di malattie debellate da decenni». Sfrutta l’onda la Lega Nord con il deputato Marco Rondini: «Dalla Nigeria dell’emergenza ebola sono già sbarcati in Italia 4.698 clandestini. Il governo nasconde i dati e il pericolo che si è tirato in casa». Rondini ha già presentato un’interrogazione con la quale chiede la quarantena per gli immigrati sbarcati. Ed è previsto per oggi a Reggio Calabria, lo sbarco di 1699 immigrati, di varie nazionalità, a bordo della nave San Giusto. Le associazioni di categoria di Lampedusa hanno intanto chiesto 10 milioni di danni all’autore della bufala diffusa sui social su presunti casi di Ebola nell’isola.

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