Attualità

Test di paternità e Ue per i gemelli contesi

Le carte da giocare della coppia biologica

I figli sono come i soldi e chi ce l’ha se li tiene. Ma la parola fine potrebbe non essere stata ancora scritta per i gemellini contesi, un maschietto e una femminuccia, nati domenica scorsa dalla mamma che li ha avuti nella pancia per otto mesi, dopo lo scambio di embrioni all’ospedale Pertini di Roma. La decisione del giudice della prima sezione civile del Tribunale di Roma, che ha respinto con un provvedimento di 16 pagine il ricorso dei genitori biologici, potrebbe essere solo un primo tassello di un puzzle giudiziario che punta a coinvolgere la Corte europea per i diritti umani. Ma la speranza di far valere "la voce" del sangue potrebbe ripartire con un ricorso per l’accertamento di paternità, da parte del papà biologico, che ha lo stesso dna dei bambini, unico iter giudiziario a portata di mano in un vuoto legislativo su un caso unico. Perché l’ordinanza del giudice, venerdì, con le leggi a disposizione, ha tutelato l’interesse dei minori a restare con la famiglia che li fatti venire al mondo. «Felicità» e «immenso dolore». Sono i sentimenti agli antipodi che vivono le due coppie, vittime dello scambio di embrioni al centro per la fecondazione assistita dell’ospedale Pertini il 3 dicembre. Gioiscono di essere «finalmente una famiglia» i coniugi alle prese con poppate e cambi di pannolini. La mamma che li ha partoriti «li allatta» ha detto il legale Michele Ambrosini. L’altra coppia invece in 24 ore ha incassato colpi durissimi. Gli è stata negata «la gioia di cullarli tra le braccia». Chi gli è accanto li descrive come «profondamente addolorati» ma pronti a proseguire nella battaglia di carte bollate. I legali analizzano attentamente il provvedimento emesso dal giudice Silvia Albano. «In primo luogo - spiega l’avvocato Nicolò Paoletti - potremmo presentare un reclamo entro 10 giorni al tribunale civile e potremmo chiedere un giudizio di merito che accerti se vi siano violazioni di diritti». I legali non escludono di poter ricorrere «alla corte Europea». Per ora l’unico giudice che si è espresso in questa vicenda, ha ribadito che l’interesse primario deve essere verso i minori. Nonostante il giudice abbia sottolineato che l’altra coppia è vittima di una sorta di «eterologa» «per errore» e «senza consenso». «La peculiarità della vicenda - scrive il magistrato - oltre che per le drammatiche implicazioni umane di tutti i soggetti coinvolti discende dal fatto che il diritto non contempla e non disciplina in modo esplicito la fattispecie in esame». Però «sono i genitori che hanno dato alla luce i bambini quelli legittimi, sulla base delle norme che regolano la filiazione». I genitori biologici, secondo il giudice, «non possono proporre l’azione di merito invocata non essendoci il possesso dei nati». Il giudice fa riferimenti anche al concetto di famiglia, che potrebbe porre dei paletti ai prossimi passi dei genitori biologici. Il concetto di nucleo familiare «si è andato sempre più sganciando dal dato biologico e genetico degli appartenenti, viene concepito sempre più come luogo degli affetti e della solidarietà reciproca. Da ciò ne deriva - per il giudice - che al diritto spetta di tutelare proprio quei rapporti, avendo sempre come riferimento l’interesse dei minori». E poi c’è il maxi risarcimento che le due coppie chiederanno al Pertini. Sul caso ieri il segretario della Cei e Vescovo di Cassano allo Jonio, mons. Nunzio Galantino ha detto che «il problema è che noi vogliamo, per forza, trasformare l’uomo in una macchina, ma nell’Ottocento già c’è stato questo tentativo e fu un dramma. Ma l’uomo non è una macchina. Tutto ciò che non può essere inglobato in meccanismi più o meno perfetti, prima o poi fa pagare il prezzo».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.