Per i medici la morte del piccolo Samuele Lorenzi, di tre anni, è stata provocata da un oggetto contundente, forse addirittura un’ascia, che ha sfondato il cranio. Per gli inquirenti, però, bisognerà attendere l’esito dell’autopsia prima di pronunciare definitivamente la parola delitto. Per la popolazione di Cogne e per l’intera Valle d’Aosta è un fatto «inaudito, da non credere». Ma, come ha detto il sostituto procuratore Stefania Cugge, sarà «solo l’esame autoptico», già fissato per oggi pomeriggio, «a fornire elementi utili per far luce su quanto successo». Intanto i carabinieri approfondiscono i racconti dei genitori e, soprattutto, quello della madre per cercare di capire l’accaduto. Oggi giungeranno in Valle anche i carabinieri del Ris di Parma per effettuare i rilievi nell’abitazione della coppia, posta sotto sequestro. La notizia della morte del piccolo Samuele si è abbattuta come un fulmine a ciel sereno ieri mattina, quando numerosi «cogneins» erano già ad Aosta per visitare la millenaria fiera di Sant’Orso. Alcuni di loro hanno cercato di rientrare, ma sono stati bloccati a Pondel, all’imbocco della valle di Cogne. Chi scendeva veniva invece perquisito e subito ha capito che qualcosa di grave era accaduto nel tranquillo paese, perla nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Erano circa le 8,20 di ieri mattina: il papà Stefano Lorenzi, elettrotecnico di 34 anni, si era già recato al lavoro ad Introd, lontano una trentina di chilometri da Cogne; Anna Maria Franzoni, di 31 anni, è uscita di casa per accompagnare il figlio maggiore, Davide, di sette anni, alla fermata dello scuolabus, distante circa 200 metri dall’abitazione in frazione Montroz, lungo la strada che da Cogne porta a Gimillian. La mamma ha raccontato ai carabinieri: «Samuele si era svegliato di malumore, piagnucolando, e per tranquillizzarlo avevo giocato un po’ con lui; poi l’ho coricato nel lettone matrimoniale». Al rientro, dopo circa un quarto d’ora, è entrata in camera e ha visto il bimbo esamine tra le lenzuola inzuppate di sangue. Sangue e anche materia cerebrale, come ha riferito un vicino di casa, erano sparsi tutto attorno, avevano imbrattato le pareti ed il soffitto. «Ho visto che aveva un profondo taglio sulla fronte», ha testimoniato Vito Perret, di 56 anni, che si è recato sul posto alle 8,45 quando è giunto l’elicottero del 118. In evidente stato di shock la donna ha chiamato il 118 e sul posto è giunto l’elicottero della protezione civile. In attesa dei soccorsi, il bimbo è stato assistito anche dalla dottoressa Ada Sartagni, una vicina di casa dei Lorenzi, che ha cercato di rianimarlo; Samuele rantolava, è morto durante il trasporto all’ospedale di Aosta. La notizia si è diffusa in un battibaleno in tutta la regione. Cogne è sprofondata in un incubo. Nessuno voleva credere a quanto era accaduto ad una famiglia, come ha detto il sindaco Osvaldo Ruffier, «ben voluta da tutti e perfettamente integrata nella comunità». I carabinieri di Aosta e Cogne, coordinati dal sostituto procuratore Stefania Cugge, ieri mattina hanno raccolto le testimonianze dei genitori, della dottoressa Sartagni e di alcuni abitanti di Cogne. Nel frattempo, altri militari in collaborazione con la polizia, hanno perlustrato la zona circostante la villetta in pietra e legno alla ricerca di corpi contundenti. In serata Anna Maria Franzoni e Stefano Lorenzi sono stati accompagnati ad Aosta per essere nuovamente sentiti dai carabinieri. Nel frattempo è giunta alla caserma anche la nonna della piccola vittima. Ieri sera Erano da poco passate le ore 23 quando il portone carraio della caserma Challand, di Aosta, si è aperto e sono uscite due auto con a bordo i genitori di Samuele, la nonna ed altri parenti. «Li abbiamo sentiti come persone informate sui fatti, per fare alcuni riscontri che abbiamo raccolto in mattinata», hanno detto gli inquirenti lasciando la caserma. Nel corso della giornata, i carabinieri hanno sentito, tra le molte altre, anche alcune persone con problemi psichici, ma le loro deposizioni non avrebbero contribuito a far luce sulla morte del piccolo. Per il momento nessuno azzarda ipotesi su cosa abbia provocato la morte. Il colonnello Giuseppe Torre, comandante del Gruppo di Aosta ha affermato che al momento «non ci sono nè indagati nè fermati e non è ancora stata formulata l’eventuale ipotesi di reato». L’ufficiale ha poi precisato che «non possiamo escludere che si sia trattato di evento violento». Di un infanticidio. È CACCIA ALL’ASSASSINO Ora non ci sono più dubbi, se qualcuno ancora ne aveva: il piccolo Samuele Lorenzi, di tre anni e due mesi, è stato ucciso. Anzi, è stato brutalmente assassinato con 15-20 colpi di «roncola», una specie di coltellino usato per la potatura, o di una piccozza. I genitori sono stati messi sotto torchio dagli inquirenti e a notte fonda erano ancora in caserma. Il sostituto procuratore Stefania Cugge, titolare dell’inchiesta, lo ha confermato durante una conferenza stampa improvvisata nel piazzale davanti la caserma dei carabinieri di Cogne. «L’ipotesi di reato ora è di omicidio - ha detto il magistrato - e per il momento non c'è nessun indagato. Siamo fiduciosi di arrivare presto ad una soluzione del caso». A questa conclusione gli inquirenti sono giunti dopo l’autopsia, condotta ieri pomeriggio all’ospedale di Aosta dal medico legale Francesco Viglino, di Torino. Il bambino è stato colpito con violenza al capo: due sono state le ferite mortali, entrambe sulla fronte, che hanno provocato la fuoriuscita di materia cerebrale. Le altre ferite, di forma triangolare, sono meno profonde e sparse su tutta la testa. Ora per gli investigatori inizia la parte più difficile: la caccia all’autore del delitto. Per tutta la giornata i carabinieri di Aosta e Cogne hanno raccolto le deposizioni di vicini di casa, amici, parenti. Nessuno di loro si è contraddetto o ha fatto dichiarazioni che possano farlo entrare nella rosa dei sospetti. E ieri sera i genitori della vittima - Anna Maria Franzoni, di 31 anni, e Stefano Lorenzi, di 34 - sono stati nuovamente sentiti per oltre quattro ore (è la terza volta in due giorni) dagli inquirenti, prima in un luogo segreto, poi in caserma. Nel corso della giornata è emerso che le indagini si sono ristrette all’ambiente familiare. Sul posto, secondo alcune indiscrezioni, potrebbero essere giunti anche due avvocati. Nella casa della coppia, una villetta costruita in frazione Montroz nella metà degli anni ’90, nel primo pomeriggio (nella foto) sono arrivati i carabinieri del Reparto investigativo speciale (Ris) di Parma. Per un caso così complesso è stata inviata la stessa squadra che si era occupata della vicenda dei «fidanzatini» Erika e Omar a Novi Ligure. E hanno fatto lo stesso tipo di sopralluogo dal punto di vista tecnico. Gli accertamenti scientifici sono proseguiti fino alle 19. Gli agenti del Ris sono ripartiti per Parma portando con sè una ventina di reperti (tracce di impronte, macchie di sangue e materiale vario) che saranno analizzati nei prossimi giorni. «Abbiamo fatto i primi campionamenti - ha detto il tenente colonnello Luciano Garofano, comandante del Ris - e raccolto i primi reperti. C'è ora un grosso lavoro da fare». Gli esperti dell'Arma torneranno a Cogne la prossima settimana per completare il lavoro. Mentre numerosi giornalisti affollavano il piazzale davanti alla caserma dei carabinieri, la comunità di Cogne appariva sempre più incredula e preoccupata di fronte a questa vicenda. (...)
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