L'eventuale ritiro unilaterale delle truppe israeliane dalla Striscia di Gaza non cambia nulla per Hamas. Non solo non «ci vincola ad alcunché», avevano fatto sapere in precedenza, ma anzi, «continueremo a combattere Israele». Questa la nuova minaccia del portavoce del movimento di resistenza islamico, Sami Abu Zuhri, dopo l'inizio del ritiro di parte delle truppe e la conferma di Netanyahu che, dopo «la distruzione dei tunnel, le truppe saranno rischierate», oltre confine, ma pronte a ritornare se verrà nuovamente minacciata la sicurezza degli israeliani. E il premier Netanyahu ha minacciato che Hamas che pagherà «un prezzo intollerabile» se dovessero continuare gli attacchi dal territorio palestinese verso Israele. «Non possiamo accettare il proseguimento degli attacchi», ha detto. «Hamas deve capire, non importa quanto tempo gli occorra, che pagherà un prezzo intollerabile, dal suo punto di vista, per il fatto di continuare a lanciare razzi». In un incontro con la stampa teletrasmesso in diretta dalla sede del ministero della Difesa, a Tel Aviv, il premier ha anche dichiarato che alcuni dei razzi lanciati dall'enclave palestinese verso Israele sono prodotti in Iran. Tutto questo dopo che l’offensiva israeliana Margine Protettivo a Gaza sembrava arrivare alla sua conclusione dopo la decisione del governo israeliano di non negoziare un cessate-il-fuoco con il movimento islamista palestinese Hamas e di ritirarsi unilateralmente. Il numero dei morti nella striscia di Gaza è cresciuto fino 1.674 dall'inizio dell'intervento militare (78 palestinesi solo ieri). E Israele ha deciso di non cercare più la tregua con Hamas, ma adottare una politica unilaterale. «Non c'è nessuna ragione per parlare di un cessate-il-fuoco con questa organizzazione: ci abbiamo provato in sei occasioni e non è uscito nulla», ha detto il ministro israeliano degli Affari Strategici, Yuval Steinintz, confermando che il suo Paese ha deciso di mettere fine all'offensiva senza arrivare a un accordo. Il gabinetto di sicurezza israeliano ha analizzato il dilemma venerdì: se andare avanti nell'offensiva fino a distruggere Hamas, negoziare un cessate il fuoco attraverso l'Egitto o adottare una politica unilaterale. «Non vogliamo neanche premiarli con un accordo», ha detto una fonte vicina al premier, scartando il possibile accordo mediato dall'Egitto (che prevede tra l'altro l'annullamento del blocco su Gaza: misura in vigore da sette anni e la cui revoca è il successo che Hamas vorrebbe offrire alla popolazione stremata da ventisei giorni di guerra. Il primo segnale della decisione israeliana è stata l'autorizzazione dell'esercito a migliaia di residenti del quartiere di Beit Lahia, nel nord della Striscia, a tornare nelle loro case. Secondo testimoni locali, file intere di tank e blindati sono ripiegati dalla zona verso la frontiera. «Il conto alla rovescia è cominciato, non sappiamo se durerà ore o giorni, però sembra che sia finita», hanno segnalato vari commentatori militari. Secondo fonti dell'ufficio del premier, Israele completerà nelle prossime ore la distruzione di una trentina di tunnel che uniscono Gaza a israele, dopodoché applicherà una politica di «calma in cambio di calma».
Hamas: «Continueremo sempre a colpire Israele»
L'eventuale ritiro unilaterale delle truppe israeliane dalla Striscia di Gaza non cambia nulla per Hamas. Non solo non «ci vincola ad alcunché», avevano fatto sapere in precedenza, ma anzi,...