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Minacce di morte a giornalista sciita sposata con un sunnita

BAGHDAD «Vivo in Iraq da quando sono nata, ma ora ho difficoltà a vivere in questo Paese a causa delle minacce di morte che stiamo subendo io e la mia famiglia per motivi religiosi e settari». È la...

BAGHDAD «Vivo in Iraq da quando sono nata, ma ora ho difficoltà a vivere in questo Paese a causa delle minacce di morte che stiamo subendo io e la mia famiglia per motivi religiosi e settari». È la drammatica denuncia di una giornalista irachena residente a Baghdad, Z.N., che non vuole rendere pubbliche le sue generalità per timore di ritorsioni. Ha partecipato con altri connazionali a un corso di formazione a Roma promosso dal ministero degli Affari Esteri e organizzato dal gruppo Adnkronos. Ora ha scritto alla Adnkronos nel tentativo di trovare una via d'uscita a una situazione che mette a rischio la sua vita e quella dei suoi cari. A Baghdad, spiega, il conflitto tra sunniti e sciiti ha reso il clima «sempre più pericoloso». «Una settimana fa - racconta - mio marito ha ricevuto una telefonata: o prendi i tuoi figli e te ne vai, ma senza tua moglie, o morirai», ha rivelato la giornalista nella lettera. «La ragione di questa minaccia - spiega - è che io sono sciita e lui sunnita, anche se tutti e due abbiamo idee liberali e siamo contrari alle divisioni settarie». La giornalista racconta che lei e suo marito si sentono in trappola: «Non possiamo sporgere denuncia alla polizia locale poiché i membri stessi della polizia nelle aree sciite fanno parte della cosiddetta Asaib Ahl al-Haq, ovvero la Lega dei Giusti, una milizia sciita paramilitare. Per allontanarci da questi problemi io, mio marito e i nostri due bambini, di 4 e 2 anni, abbiamo iniziato a spostarci da una zona all'altra ma dovunque andiamo, gli stessi problemi si ripresentano come se ci dessero la caccia». La giornalista rivela che la sua situazione non è isolata e che a Baghdad sono da tempo in corso aggressioni e omicidi per motivi settari. «Ieri l'altro - racconta - la polizia ha trovato i cadaveri di due donne sciite a Sadr City. Sono state uccise poiché erano sposate con dei sunniti». Secondo la giornalista «non c'è un luogo sicuro dove possiamo andare». Il «drammatico appello» «preoccupa tutta la comunità dei giornalisti italiani della Fnsi, che auspica un ascolto attento e immediato delle autorità istituzionali del nostro Paese» ha detto Franco Siddi, segretario della Fnsi e membro del Comitato direttivo dell'Ifj. Anche la Comunità di Sant'Egidio, attraverso il presidente Impagliazzo, esprime «solidarietà alla giornalista» e cercherà «per quanto possibile, di aiutare questa situazione ad avere uno sbocco positivo». «Fate qualcosa per liberare l'Iraq da questa gente che non parla di diritti, che vuole solo una dittatura maligna». È l’appello di mons. Shlemon Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad dei Caldei e presidente della Caritas irachena.

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