La vicenda del teatro Valle sembra essere ad una svolta. Dopo tre anni di occupazione, ieri gli attivisti hanno manifestato la volontà di lasciare l'edificio il 10 agosto, in quella che hanno deciso di chiamare «La notte dei desideri», «affinché si abbia il tempo per una serie di incontri con l'assessorato e il Teatro di Roma per definire la convenzione che ci è stata proposta». La notizia è arrivata durante una conferenza stampa alla Camera, indetta proprio per spiegare la posizione della Fondazione Teatro Valle dopo un lungo braccio di ferro con il Comune di Roma. In realtà gli attivisti, sebbene abbiano annunciato di lasciare l'occupazione, hanno accettano la proposta del Teatro di Roma di trasformare il Valle in teatro partecipato. Quindi si lavorerà «alla definizione di un documento che raccolga alcuni principi fondamentali che costituiranno la nostra proposta per una elaborazione condivisa del Teatro Partecipato, su cui il presidente del Teatro di Roma Marino Sinibaldi ha dato disponibilità». Insomma un compromesso, che se Gianluca Peciola, capogruppo Sel in Assemblea capitolina, vede come «una conquista per la città e va riconosciuto agli attivisti di aver salvato una istituzione culturale che la cattiva politica aveva consegnato ai privati», il dipartimento Cultura di Forza Italia definisce «una farsa del Teatro Valle» che «ha raggiunto in questi ultimi giorni l'apice del grottesco, dell'assurdo e del vergognoso». «Deplorevole - si legge in una nota - è poi vedere istituzioni e assessori che legittimano l'illegalità discutendo con i suoi artefici di possibili soluzioni, al pari del tentativo del Teatro di Roma di contrattualizzare un'intesa, come avviene in una vera e propria trattativa sindacale, per assicurare ai comunardi visibilità e ruolo all'interno di un "teatro partecipato"». E Federico Mollicone, membro dell'esecutivo nazionale di Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale, rincara la dose: «A questo punto ci sentiamo legittimati a lanciare un appello pubblico a tutti gli attori, impresari e registi che faticano o falliscono per pagare i contributi e diritti d'autore. Occupate i teatri pubblici o privati in cui lavorate. Non pagate l'affitto, la luce e tutti gli altri costi, siamo certi che Roma Capitale vi aiuterà e la magistratura indagherà solo chi non vota per questa maggioranza. La proprietà pubblica e privata non esiste più». Da parte loro, infatti, gli attivisti proporranno una serie di punti per gestire il Valle insieme al Teatro di Roma: «Cariche a turnazione, formazione permanente, laboratorio di nuove drammaturgie, interdisciplinarità, formazione di maestranze, politica dei prezzi che garantisca l'accessibilità, rispetto dei diritti dei lavoratori, una forbice di paghe che non contenga discrepanze enormi tra le minime e le massime». Nei giorni scorsi era arrivato l'ultimatum dell'assessore capitolino alla Cultura, Giovanna Marinelli, che aveva fissato la consegna del Teatro Valle alla Soprintendenza per i lavori entro la data del 31 luglio 2014. E ieri mattina, durante l'incontro con la stampa, gli occupanti hanno chiarito che sono «disponibili a uscire dal Teatro Valle perché non è nostra intenzione gestire il teatro. Tre anni di impegno e di resistenza artistica hanno scongiurato la privatizzazione del teatro Valle e ora vogliamo che i principi che hanno generato questa esperienza rimangano nel dna del nuovo progetto di teatro partecipato». Soddisfazione per l'annuncio degli occupanti del Valle, invece, è arrivato dall'assessore alla Cultura, Giovanna Marinelli che ha parlato di «successo straordinario per molti motivi». «Avevamo avanzato una proposta positiva - ha spiegato l'assessore - che permettesse di recuperare il valore dell'esperienza del Valle e che contestualmente riconsegnasse il teatro alla Soprintendenza statale per i lavori di recupero e di messa a norma. La nostra proposta era seria e meditata. Oggi la fondazione Valle bene comune ne prende atto e la accetta. È un successo straordinario per molti motivi: perché permette di chiudere una lunga occupazione che aveva intrecciato elementi culturalmente rilevanti ad una situazione di mancato rispetto della legalità, non più accettabile; perché consegna (dopo i lavori) il Valle al Teatro di Roma rafforzando così questa grande istituzione di valore nazionale e accrescendo la sua dotazione in termini di sale, programmazione e progetti; perchè evita una contrapposizione non necessaria alla città che ha voglia di crescere anche culturalmente». Soddisfatto anche il sindaco di Roma, Ignazio Marino: «Rispetto ai 3 anni passati è una novità importante - ha detto - ottenuto senza durezza di scontri, ma con un dialogo intelligente e costruttivo e riconoscendo il potenziale culturale di chi ha occupato. La nostra proposta è molto seria: affidare il Valle al Teatro di Roma disperde i timori che quello spazio venga destinato ad attività di tipo commerciale o lontano dalla sua natura culturale».
Il Valle tornerà «libero» il 10 agosto
L’annuncio degli occupanti che hanno detto sì al «teatro partecipato». Soddisfatto l’assessore Marinelli. L’opposizione: deplorevole farsa
